(Pietro Citati intervistato da Benedetta Craveri, ཿla Repubblica 7/9/2003 pagina 40), 7 settembre 2003
Molto più saggio dell’Occidente cristiano, Maometto non credeva nel Progresso ma nel Regresso della storia
Molto più saggio dell’Occidente cristiano, Maometto non credeva nel Progresso ma nel Regresso della storia. "Maometto pensava che la condizione suprema dell’Islam fosse quella della nascita e delle prime generazioni a cui avrebbe poi fatto seguito una lenta decadenza, fino a quando l’Islam sarebbe uscito esule dalla storia. Non vi era traccia in lui dei sogni trionfali di una parte dei mussulmani di oggi. Maometto era un mistico e un politico: ma fu sempre un uomo di grande moderazione, che detestava le cose estreme. Quando gli venivano sottoposte delle alternative, egli trovava che tutte le soluzioni potevano essere buone, che bisognava cercare sempre l’equilibrio, l’armonia. Era il contrario di un fanatico. Ma, in realtà, nemmeno la tradizione ebraico-cristiana ritiene che la storia significhi progresso. In entrambe le religioni c’è l’idea di un Paradiso dal quale siamo stati cacciati e a cui è possibile tornare solo proiettandoci fuori dalla storia. Il più grande mito cristiano è quello della Gerusalemme celeste dove non esiste più l’albero della conoscenza del bene e del male, esiste solo l’albero della vita, si è balzati al di là della legge, del rito, del peccato, e si conosce solo un bene che precede la divisione tra bene e male. L’ultima parola del cristianesimo è un ritorno a una condizione che sta addirittura prima del Paradiso Terrestre".