Varie, 14 ottobre 2003
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Biografia di Walter Valdi
Valdi Walter • (Pinnetti) Cavenago (Milano) 20 agosto 1930, Milano 14 ottobre 2003. L’inventore del cabaret milanese • «Autore di grandi successi musicali come Il palo della banda dell’Ortica e Il caffè della Peppina, attore di cinema e teatro. [...] Nato in un palazzo seicentesco di Cavenago (oggi sede del Comune) da padre avvocato, piccolissimo si trasferì con la famiglia a Milano, in viale Monza. Divenne avvocato come le sorelle Egle e Lia, ma in segreto partecipava a riviste goliardiche e si iscrisse alla scuola di mimo del Piccolo Teatro diretta da Marise Flach. La prima parte importante è in una Tosca all’Arena di Verona (è il sagrestano) e poi in un Falstaff, dove Strehler lo vuole nella parte dell’Oste muto. Dopo una partecipazione in tv alla Fiera dei sogni con Mike Bongiorno, il salto al Derby, il tempio del cabaret milanese. Fra i compagni di scena influenzati dal suo stile e dalla sua creatività Jannacci, Villaggio, Pozzetto. Con Giovanni Danzi crea uno show a due di notevole successo, Lassa pur ch’el mond el disa. Il suo era un umorismo freddo e speciale di cui Il palo della banda dell’Ortica era il tipico esempio, ma non l’unico (basti pensare al monologo dei gemelli belli, travolti da un’auto di lusso che ispira la curiosità dei passanti assai più delle vittime). Fra le canzoni milanesi più note e riuscite del suo repertorio La busa noeuva, Quand s’eri giovina, La macchina (esilarante descrizione di un marchingegno inutile), Il difetto, Quand Milan l’era Milan, Ringhera, La Svizzera; fra quelle in lingua La ballata del milite ignoto; fra quelle per bambini Cocco e Drilli, Il caffè della Peppina. La commedia Ciappa el tram balorda scritta con Carletto Colombo tenne banco per centinaia di repliche, mentre fu chiamato come attore in vari film fra cui Un certo giorno di Ermanno Olmi, Storie di vita e malavita di Lizzani, Ho fatto splash e Domani si balla di Maurizio Nichetti. Aveva chiuso lo studio legale di via Podgora per dedicarsi a tempo pieno all’arte. Famoso per un umorismo cinico, avrebbe probabilmente piacere di essere ricordato con una sua battuta: «Del giornale leggo sempre i necrologi e i cinema. Se è morto qualcuno che conosco, vado al funerale. Se no vado al cinema» (Mario Luzzatto Fegiz, ”Corriere della Sera” 14/10/2003). «Basso di statura, eterni baffetti, faccia da poker. Una miniera di ricordi di una Milano che rinasceva ogni giorno nell’economia, nella cultura e nello spettacolo. [...] ”Appena potevo fuggivo dallo studio legale di famiglia e andavo a fare il mimo alla Fiera dei sogni lo show televisivo milanese di Mike Bongiorno. Non è che ci utilizzassero molto, visto che a far la parte del leone erano attori, cantanti, le varie miss Italia e miss Cinema. E così nelle lunghe attese c’era tempo di raccontare storielle e barzellette fra mimi e orchestrali. Un giorno il batterista Pupo De Luca, sentendo una mia storiella mi disse: ’C’è un locale in cui questo genere va forte, si chiama Derby’. La mia vita cambiò. Ci tornai ogni sera per 25 anni. Legando con personaggi come Tino Buazzelli, Giovanni D’Anzi, Renato Pozzetto, Paolo Villaggio, Enzo Jannacci, Milly, Gino Paoli, Mac Ronay. Poi i miei recital approdarono prima al Gerolamo e poi all’Odeon, allora regno del grande Remigio Paone. [...] Noi non sapevamo esattamente quello che stavamo facendo. Era qualcosa di diverso dall’offerta dei comici dei varietà. Non era teatro e neppure canzone, ma un gioco speciale che non si poteva trovare da nessun’altra parte. Non erano semplici gag impacchettate. Ciascuno lavorava intorno al suo personaggio pieno di dubbi e di incertezze. I nuovi comici sono bravissimi, ma lavorano già su una strada aperta e collaudata. [...] Il cabaret la gente lo andava a sentire per scelta, non poteva essere paracadutato a una platea vasta e inconsapevole. In un teatro normale il repertorio del Derby avrebbe provocato il lancio di oggetti contundenti. Ricordiamoci che all’inizio Cochi e Renato in tv furono presi a fucilate dalla critica e dal pubblico”» (Mario Luzzatto Fegiz, ”Corriere della Sera” 14/10/2003).