Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2003  ottobre 13 Lunedì calendario

EBADI Shirin Teheran (Iran) 2 giugno 1947. Avvocato. Laurea in legge a Teheran nel 1965, lavora come giudice, diventando la prima donna a capo di un tribunale

EBADI Shirin Teheran (Iran) 2 giugno 1947. Avvocato. Laurea in legge a Teheran nel 1965, lavora come giudice, diventando la prima donna a capo di un tribunale. Rimossa dopo la Rivoluzione perché donna, non lavora fino al 1993. quando apre il suo studio da avvocato. Attivista, difende molti dissidenti e in generale le vittime di abusi, comprese donne e bambini. Fonda il Centro per la difesa dei diritti umani in Iran, si schiera con il presidente riformista Khatami. Nel 2003 vince il Nobel per la pace • «Nonostante il nome, che in persiano significa dolce, Shirin è una donna decisa, con tratti di durezza nel volto lasciati da una vita di ostinata determinazione a lottare per il diritto, e per l´indipendenza della giustizia dalla politica. [...] La fondazione di una Associazione per i diritti dei minori era stata la sua prima battaglia. Poi i diritti delle donne: gli uomini possono divorziare in Iran senza il consenso delle mogli e hanno sempre affidati i figli, a partire da due anni se sono maschi, da cinque se sono femmine. Le donne valgono la metà di un uomo: come testimoni in tribunale, come eredi, nei risarcimenti come vittime di violenze. Eppure, tutto questo non c´è nel Corano. Su questo tema si appassionò. Era il suo tema. ”Il Corano mette uomini e donne sullo stesso piano [...] la legge coranica è assolutamente compatibile con i diritti dell´individuo”. Dopo la laurea in legge nel 1969 all´Università di Teheran, era stata la prima donna a diventare presidente di una sezione del tribunale della capitale. Ma dopo la rivoluzione islamica del 1979 fu costretta a lasciare la carica: il regime degli ayatollah considera le donne ”troppo emotive” per fare i giudici. Si mise ad esercitare la professione di avvocato. Ma sapeva valutare anche quello che la rivoluzione aveva portato di positivo. [...] Si è battuta, come avvocato di parte civile, nel processo ad alcuni agenti dei servizi segreti, poi condannati per avere ucciso, nel 1998, il dissidente Dariush Forouhar e sua moglie Parvaneh. Ma il gesto di maggiore coraggio lo fece quando presentò in tribunale il videotape della confessione di un pentito, un miliziano delle squadre del leader religioso Khamenei. Ebadi difendeva gli studenti che erano stati vittime dell´assalto degli squadristi all´università. Uno di questi chiese di parlarle e le raccontò i retroscena di come l´assalto era stato voluto dalla nomenklatura religiosa e preparato dai servizi segreti. Fece i nomi. Lei registrò la confessione e portò la registrazione in tribunale. Fu immediatamente condannata e sospesa per cinque anni dalla professione. Secondo il procuratore capo di Teheran, Abbas Ali Alizadeh, il pentito aveva inventato tutto, sotto quella che definì ”la nefasta influenza” dell´avvocatessa. Pena che è stata ridotta a semplice multa nel processo d´appello. [...] Era stata arrestata anche dopo aver partecipato a Berlino ad una conferenza sulla democratizzazione in Iran, organizzata dalla Fondazione Heinrich Boell. I servizi segreti iraniani aveva organizzato allora una provocazione, facendo spogliare alcune donne e alcuni uomini alla conferenza, così che al loro ritorno a Teheran i partecipanti iraniani furono arrestati per offesa alla morale islamica. I tribunali, tutti in mano agli ultrà religiosi, sono in Iran lo strumento con cui i conservatori sono riusciti a bloccare le leggi riformatrici proposte da Khatami e approvate dal parlamento, composto in grandissima maggioranza da riformatori» (Vanna Vannuccini, ”la Repubblica” 11/10/2003). «Una delle sue scommesse da intellettuale, da giurista e da credente è dimostrare come la lettura dell’ Islam imposta dagli ayatollah sia una crudele e artificiosa sovrastruttura khomeinista, un falso storico e culturale. [...] fatta della stessa pasta di un altro dissidente iraniano in odore di Nobel, il filosofo e teologo Hashem Aghajari, condannato a morte nel 2002 per blasfemia solo per aver sostenuto un ritorno all’islam autentico contro i privilegi del clero islamico politico. [...] Incontrare Shirin Ebadi a Teheran non è difficile. Riceve volentieri i visitatori stranieri nel suo minuscolo studio nella Teheran alta strapieno di libri e di diplomi dell’Unicef: come tutte le donne emancipate, non porta chador in casa e stringe la mano agli uomini senza problemi, serve il tè con le sue mani. piccola di statura, persino modesta nei gesti, ma svela subito un carattere durissimo. [...] Tra il 1975 e il 1979 Shirin è già una stella della società civile, una delle prime donne-giudici dell’Iran e la prima a presiedere una sezione del tribunale di Teheran. Poi la rivoluzione porta Khomeini. Gli ayatollah stabiliscono che nessuna donna può giudicare un uomo. Shirin si ritrova dalla sera alla mattina senza impiego: ”Mi proposero di entrare nell’amministrazione ma rifiutai”, racconta sorridendo agli amici. Un moto d’orgoglio: era stata presidente di Corte, per lei è impossibile prendere ordini, da semplice impiegata, da chi era stato suo sottoposto. Si inventa un nuovo lavoro, quello di avvocato. E fatalmente si imbatte nel nodo dei diritti civili in un sistema giuridico fondamentalista e maschilista. Fonda l’Associazione per il sostegno dei diritti dei bambini in Iran, riesce persino a dar vita a una specie di Telefono azzurro locale, raccoglie intorno al progetto più di cinquecento volontari. Si occupa di rifugiati, difende i diritti della comunità religiosa dei Bahai (una vera impresa nell’Iran dove islam, legge e politica sono un tutt’uno). Ma i suoi anni più roventi sono quelli recenti. parte civile contro gli agenti dei servizi segreti (poi condannati) accusati nel 1998 di aver ucciso il dissidente Dariush Forouhar e sua moglie Parvaneh. Segue la sorte degli studenti feriti o uccisi durante la rivolta all’università di Teheran nel 1999. Nel 2000 viene arrestata con un altro avvocato, il mullah Moshen Rahami, per aver registrato su una cassetta la confessione di Farshad Ebrahami, ex componente pentito della polizia religiosa che offre un’esplosiva versione degli incidenti all’università di Teheran dell’anno prima rivelando il coinvolgimento diretto di alcuni esponenti del regime religioso conservatore. Il procuratore capo di Teheran, Abbas Ali Alizadeh, per tutto risposta la arresta: il pentito ha inventato tutto, ”lei” ha utilizzato la sua ”nefasta influenza” per farlo parlare. Una condanna a 15 mesi di prigione e cinque anni di sospensione dalla professione viene tramutata in una semplice multa. Comunque Shirin, negli anni, entra ed esce più volte di prigione. Per lei un arresto è quasi routine. Se va in piazza per i diritti dei bambini porta fiori. Una non-violenza di stampo iraniano, insomma. Metodo che Shirin Ebadi adotta proponendo agli amici occidentali i suoi terribili quesiti giuridici: ”In Iran la testimonianza di una sola donna non basta per accertare l’adulterio di un’altra donna: serviranno quattro uomini o tre uomini e due donne. Per furti e assassini la testimonianza di due donne vale quanto quella di un uomo. Ditemi, è uguaglianza?”» (Paolo Conti, ”Corriere della Sera” 11/10/2003).