Varie, 13 ottobre 2003
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Bozzi Paolo
• Gorizia 16 maggio 1930, Bolzano 11 ottobre 2003. Scienziato • «Un notevolissimo scienziato, uno studioso di psicologia che lascia un segno profondo, e un curioso, anomalo scrittore, molto notevole anche se appartato e dissimulato, così come si addice a un uomo come lui, che ha sempre amato defilarsi e sparire piuttosto che essere identificato e catturato, che ha amato le fessure e gli angoli della vita piuttosto che il palco o la piazza - e non solo per virtuosa modestia, ma per ragioni più oscure e sfuggenti. Altri parleranno dei suoi testi di psicologia, la disciplina che egli ha insegnato all’università di Padova e Trieste, testi ormai classici, quali Unità identità causalità, Fenomenologia sperimentale o Vedere come, studi che proseguono originalmente la lezione di Kanizsa e della sua scuola, a sua volta discendente dalla teoria della Gestalt. In questi studi Bozzi mostra non come è fatto il mondo, ma come noi lo percepiamo, come arriva al nostro occhio, alla nostra corteccia cerebrale, alla nostra mente e al nostro cuore; cosa succede quando le cose, i colori, i movimenti, la vita intorno a noi entrano in noi e diventano oggetto di esperienza, di classificazione, di amore o di rifiuto. Tutto questo diviene letteratura - un’affascinante, zingaresca e precisa letteratura - in alcuni suoi testi di invenzione, tra i quali spicca Fisica ingenua, un libro bellissimo, cui solo la pigrizia dei nostri schemi ha impedito di assegnare il posto rilevante che esso merita nella letteratura italiana contemporanea: quando uno è apprezzato in un determinato campo, come in questo caso la psicologia, qualsiasi cosa egli faccia viene rubricata in quella categoria. Così Fisica ingenua rischia di venire messa sullo scaffale dei libri di studio, mentre è un’indimenticabile narrazione, una creazione di storie, personaggi e paesaggi, che fonde sensuale percezione del mondo e riflessione, humour e malinconia, inesorabile realismo e stravaganza metafisica, precisione scientifica e ironica, tortuosa consapevolezza delle ambiguità del vivere e delle sue tragicomiche smagliature. Nella sua scrittura, come nella sua vita, c’è una conturbante compresenza di fraterna amicizia e di ombra elusiva. come se Paolo Bozzi disegnasse esatte carte geografiche e, trasferendole dalla piatta superfice della carta a quella ricurva della terra, si trovasse ingarbugliato in conti che non tornano e in realtà che si sfaldano, in un disguido che rivela la bislacca, appassionata e inquietante avventura dell’esistenza. Paolo Bozzi è maestro e poeta dei disguidi; del resto è forse l’unico conferenziere che si sia presentato a tenere una propria conferenza esatamente con un anno di ritardo, il 3 maggio 1983 anziché 1982. Il disguido è pure una delle tante cose che ci legano e ha contrassegnato tante picaresche scorribande comuni. Con lui ho girato il mondo, in viaggi grandi e minimi, lungo il Danubio o tra una collina e l’altra del Friuli o del Piemonte; lui mi ha insegnato a vedere la realtà, a prestare attenzione non solo alle idee, ma pure alle cose. Senza di lui, come senza Alberto Cavallari, probabilmente non avrei scritto Danubio o Microcosmi. [...] Violinista e autore di premiate composizioni musicali, Paolo Bozzi tirava fuori ogni tanto, tra una frasca e l’altra, il ”violinaccio da viaggio” che si portava sempre dietro e si metteva a suonare» (Claudio Magris, ”Corriere della Sera” 12/10/2003).