Macchina del Tempo, agosto 2003 (n.8), 9 ottobre 2003
BERLINO
«Un passo avanti nella protezione dei cetacei». Così Leonardo Tunesi, responsabile aree marine protette all’Icram (Istituto centrale per la ricerca applicata al mare del Ministero dell’Ambiente), commenta il risultato del meeting annuale della Commissione baleniera internazionale (Berlino, 16-19 giugno): l’istituzione di un Comitato per la conservazione dei cetacei. «Dovrà fornire indicazioni sulle cause che portano alla morte accidentale di questi animali», spiega il ricercatore, «come la cattura involontaria nelle reti, l’inquinamento, l’utilizzo di sonar che interferiscono con il loro organo d’orientamento».
Dal 1986 i giganti del mare sono protetti da una moratoria che ne vieta la pesca, se non a fini di ricerca scientifica. Da allora però sono stati uccisi 23mila esemplari, «un numero enorme, che i soli scopi di ricerca non giustificano», dice Tunesi, «piuttosto sono in gioco interessi commerciali, dal momento che la carne di balene si vende a peso d’oro nei mercati del pesce».
Ogni anno vengono uccise circa 1.600 balene, soprattutto balenottere minori. E ormai, delle undici specie esistenti, alcune sono a un passo dall’estinzione (vedi grafico a destra). «La Commissione baleniera nata per i pescatori» continua Tunesi «oggi è profondamente divisa al suo interno tra chi vuole abolire la moratoria (Giappone, Norvegia e Islanda) e chi invece chiede una maggiore protezione dei cetacei (Stati Uniti e principali nazioni europee). L’Italia si è guadagnata un ruolo importante, tanto che il prossimo anno la riunione si terrà nel nostro Paese. Grazie anche all’istituzione nel 1999 del Santuario dei cetacei nelle acque tra Italia e Francia: iniziativa purtroppo difficile da esportare in aree del mondo dove la pesca di balene è un business».