Macchina del Tempo, agosto 2003 (n.8), 9 ottobre 2003
MANAUS
L’Amazzonia ha un nuovo nemico: la soia. Dall’arrivo dei conquistadores, nel 1500, fino al termine degli anni ’70, era stato distrutto solo il 4% di tutta l’Amazzonia brasiliana. Oggi l’area deforestata è salita al 14%, 550 mila chilometri quadrati, come la Francia. Nel giro di un anno, dal 2001 al 2002, il disboscamento è aumentato quasi del 40 per cento. L’anno scorso è scomparso un pezzo di foresta grande quanto la Sicilia: 25.476 chilometri quadrati. Secondo le previsioni la foresta rischia di perdere 270mila chilometri quadrati nei prossimi vent’anni. Cosa c’è dietro il velocissimo aumento della deforestazione? Un nuovo business: aumentare le aree coltivabili e facilitare la produzione di soia. La soia necessita di aree vastissime, macchinari, fertilizzanti e diserbanti. Tutto ciò non è alla portata dei coloni, ma prendersela solo con i latifondisti o le multinazionali non ha senso: la soia, infatti, è un prodotto che offre un buon guadagno per l’agricoltore, viene esportato in Europa e migliora i conti del Brasile. Combattere la soia (e l’agricoltura in generale) significa combattere anche l’espansione delle aree coltivabili e le nuove opportunità di occupazione, produzione ed esportazione. Un problema delicato per il presidente Lula, che ha promesso misure di controllo. Ma mancano i fondi per aumentare la vigilanza delle zone più a rischio.
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