Vincenzo Tessandori, "La Stampa" 9/10/2003, pagina 15., 9 ottobre 2003
Nel confronto all’americana, davanti allo specchio a vetro che nascondeva coloro che avrebbero dovuto riconoscerla, la brigatista Nadia Lioce, imitata dalle controfigure che le sedevano accanto, si è tolta le scarpe, ha voltato le spalle ai testimoni, s’è coperta il volto con le mani
Nel confronto all’americana, davanti allo specchio a vetro che nascondeva coloro che avrebbero dovuto riconoscerla, la brigatista Nadia Lioce, imitata dalle controfigure che le sedevano accanto, si è tolta le scarpe, ha voltato le spalle ai testimoni, s’è coperta il volto con le mani. L’avvocato Guido Magnisi, legale della famiglia Biagi: "Diciamo che anche un rifiuto a essere sottoposta a ricognizione, che è anche uno strumento a favore della difesa, possa essere liberamente valutato dai giudici. C’era uno scoglio logico perché la stessa coazione tradisce già lo spirito della ricognizione. A parte il rispetto dei principi costituzionali, si sarebbe dovuto legare Lioce? Lo stesso si sarebbe dovuto fare con le altre due donne, in una sorta di commedia dell’arte".