varie, 9 ottobre 2003
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Demel Herbert
• Vienna (Austria) 14 ottobre 1953. Manager. Presidente di Magna Steyr. Dall’ottobre 2003 al febbraio 2005 amministratore delegato di Fiat Auto • «[...] A Torino era arrivato chiamato da Giuseppe Morchio [...]. Aveva sostituito Giancarlo Boschetti, che a suo volta era scelto per a rimpiazzare Roberto Testore, successore di Paolo Cantarella e le cui dimissioni nel dicembre del 2001 avevano di fatto aperto la voragine della crisi. Cinquant´anni, sette dei quali dedicati all´industria dell´auto sotto le bandiere dell´Audi e poi della Volkswagen, Demel era arrivato a Torino dalla Magna Steyr società austriaca. Per la verità [...] il candidato alla guida di Fiat Auto era David Leach il cui trasferimento dalla Ford era stato impedito da un contenzioso legale e ritardato al punto tale da indurre Fiat a scegliere al suo posto l´ingegnere viennese. Risolti i suoi problemi con Ford Leach è poi entrato nella galassia Fiat ma per finire "parcheggiato" nella Maserati. [...] Quello che è certo è che Demel in Fiat non ha mai trovato vita facile. Nei primi sei mesi ha dovuto assistere alle turbolenze che poi sono sfociate nell´uscita traumatica di Morchio. Ha fatto in tempo ha portare sul mercato alcuni modelli che, per la verità, non erano stati né progettati né sviluppati sotto la sua guida. Con Marchionne è entrato subito in rotta di collisione. ”Si sopportano per necessità” si sussurrava [...] in casa Fiat quando già era parso evidente che tra i due non c´era feeling. [...] Abituato ai tempi lunghi, un lusso non concesso alla Fiat di oggi, non era il manager giusto per l´azienda che Marchionne ha in mente e che vuole realizzare. Qualcuno dice che non riuscivano neppure a capirsi e a Mirafiori correvano le battute sull´italiano parlato dell´ingegnere. [...]» (s. t., ”la Repubblica” 18/2/2005) • «Diceva [...] a ”Time” che lo intervistava: ”Ricordo con nostalgia la mia prima auto. Un’Alfasud grigio ardesia”.Di lui come nuovo numero uno dell’auto torinese, in quei giorni, ancora non si parlava. Non sui giornali. [...] L’essere un ”alfista” storico non ha avuto, ovviamente, alcun peso né ruolo nella scelta dell’ingegnere austriaco da parte dell’amministratore delegato di Fiat Spa. Ma è altrettanto ovvio che non guasta: passione unita a tecnica. E soprattutto a un’esperienza sui mercati mondiali, tutta tra auto e componentistica, che è quanto Morchio cercava. All’insegna di due parole d’ordine, che valgono per l’auto come per il resto del gruppo: rinnovamento e internazionalizzazione. Per i prodotti come per la struttura manageriale. Nascita professionale alla Bosch, dove ha ”battezzato” la nascita del sistema Abs. Passaggio, poco più che trentenne, all’Audi e scalata veloce fino alla poltrona di amministratore delegato: il rilancio in grande stile del marchio, fino a farne un concorrente diretto per Mercedes e Bmw, è opera sua. Trasferimento alla guida di Volkswagen Brazil, dove la stampa ancora oggi lo definisce ”l’architetto del futuro”.Approdo alla Magna International, per guidarne da Graz il business europeo. Fama di duro, nel senso di determinato, e provata abilità: in Germania raccontano che, se Ferdinand Piech lo spedì in Brasile, alla base c’era anche un qualche timore di perdere la poltrona di numero uno dell’intera Volkswagen» (R. Po., ”Corriere della Sera” 9/10/2003) • «Conosce le auto pezzo per pezzo. A 19 anni si sporcava le mani di grasso con pistoni e carburatori all’autodromo di Vienna. La passione per i motori è sempre stata forte, fin da ragazzo. E non importa se in casa i genitori non vedevano di buon occhio quel lavoro ”troppo unto” nel mondo delle corse per un promettente studente di ingegneria meccanica che al Politecnico viennese avrà poi anche una cattedra in Engineering dell’auto. E la storia italiana del nuovo amministratore delegato della Fiat Auto inizia proprio allora. Con i primi soldi guadagnati nelle officine dell’autodromo si comprò un’Alfasud grigio antracite che pare conservi ancora adesso sempre lucida. Dal primo amore per il Biscione sono passati più di trent’anni e oggi Demel, sposato e padre di quattro figli, è diventato un manager che conosce il mercato dell’auto a 360 gradi per aver ricoperto ruoli di responsabilità in tutti i settori: dalla componentistica, al commerciale, fino alla produzione. Nella ultracentenaria storia della Fiat uno straniero alla guida del settore quattro ruote è una novità assoluta. Demel comunque conosce bene il Belpaese. E non solo per essere un habitué, durante i periodi di vacanza, con tanto di passione dichiarata per i grandi rossi, toscani e piemontesi, per la pesca, la lettura e le passeggiate in bicicletta. Il manager austriaco ha già dimostrato la sua competenza sui gusti e soprattutto sulle tendenze del mercato nazionale. Spulciando negli archivi si possono infatti trovare alcune valutazioni e previsioni fatte al Salone dell’automobile di Francoforte nel 1998: ”Gli italiani sono molto attenti allo stile e stanno dimostrando un grande interesse per la motorizzazione diesel”.Tendenza confermata dai numeri, con il sorpasso sui motori alimentati a benzina proprio il mese scorso. I primi rapporti, questa volta di natura professionale, con Fiat risalgono al 1984 quando, a Stoccarda, guidava la divisione sviluppo dei sistemi Abs e del controllo qualità. Ma i galloni di ”uomo del rilancio” se li guadagna all’Audi dove viene chiamato nel 1990 dal suo connazionale Ferdinand Piech, plenipotenziario presidente della capogruppo Volkswagen che rimase colpito ”da un giovane molto preparato, con un grande senso dello humor, ma allo stesso tempo diretto e determinato”.Dal 1990 al 1994 è a capo della divisioni sviluppo del prodotto. La casa dei quattro cerchi, in pesante rosso agli inizi degli Anni Novanta, comincia a riguadagnare fette di mercato. E i nuovi modelli firmati Demel danno un contributo che non si può più non notare. A soli 40 anni, Piech lo promuove al vertice dell’Audi. Nel ”97 con i conti che ormai vanno a gonfie vele tra i due però qualcosa si rompe. I detrattori di Piech fecero notare che il presidentissimo della Volkswagen cominciava ad aver qualche timore di essere sorpassato. Demel viene allora mandato in Sudamerica, per un’altra missione difficile. Mettere al riparo il marchio VW dalle turbolenze dei mercati argentini e brasiliani, dove il vecchio Maggiolino resta prodotto di punta. Un altro passaggio che ha portato il severo Automotive News, il primo giornale a riportare le indiscrezioni sull’arrivo di Demel alla Fiat, a promuovere la scelta del Lingotto: ”L’uomo ideale grazie alla sua ottima conoscenza dei due mercati più importanti per la casa automobilistica torinese, il Sudamerica e l’Europa”.Nell’agosto del 2002, dopo dodici anni, Demel lascia il gruppo di Wolfsburg per la Magna Steyr, multinazionale canadese. Certo non una vetrina conosciuta al grande pubblico. Volendosi affidare al linguaggio sportivo si può dire che Demel è sceso di categoria. Senza però perdere la sua capacità di far girare a pieni giri il motore dell’azienda. Con Demel la Magna Steyr, specializzata soprattutto in componentistica, si è lanciata anche nella produzione. Un anno fa erano solo 92 pezzi all’anno. Adesso tra i nuovi clienti ci sono la Mercedes con la la nuova ”classe E”, la Saab e la Bmw e si viaggia verso le 200 mila vetture all’anno previste per il 2005. Con il passaggio alla Fiat è tornato in serie A» (Federico Monga, ”Corriere della Sera” 9/10/2003).