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 2003  ottobre 09 Giovedì calendario

PREATONI

PREATONI Ernesto Garbagnate Milanese il 16 giugno 1942. Si è conquistato la fama di raider alla fine degli anni Ottanta, quando diede la scalata alla Popolare di Lecco e poi al Credito Bergamasco. Qualche tempo dopo l’uomo d’affari si lanciò all’assalto, senza successo, addirittura delle Generali. Poi si aprì il capitolo dei contrasti con la Consob, che mise nel mirino la Parin, la società di intermediazione borsistica fondata da Preatoni. Dopo una lunga battaglia legale il finanziere preferì liquidare la società. «Noto più come organizzatore di cordate, con cui tentò di scalare le banca popolari di Crema e di Cremona spingendosi fino alle Generali, che non per la sua attività di immobiliarista di successo, quale pure è» (Federico De Rosa, ”Corriere della Sera” 11/7/2001). «Dopo essersi conquistato la fama dello scalatore rompiscatole, il raider di Garbagnate milanese, come era soprannominato non senza una punta di ironia, aveva annunciato il suo addio all’Italia, dove la Consob, e anche la magistratura, si erano interessate alla sua attività, peraltro senza condanne definitive. Passata la frontiera, dopo qualche incursione in Islanda, la terra di sua moglie, Preatoni puntò dritto sull’Estonia, la giovane democrazia baltica che offriva la sicura attrattiva di un capitalismo in tumultuoso sviluppo.Insomma, c’era molto da fare dalle parti del Mar Baltico. E il finanziere lombardo si buttò a capofitto nella nuova avventura, diventando in breve un protagonista della scena locale. Il governo di Tallinn, grato di tanto interesse, si affrettò a offrirgli la cittadinanza ad honorem. E il raider, infine, decise di mettere radici in Estonia. Tutto fila liscio fino al luglio 2001. Poi comincia il terremoto. E la prima scossa arriva a mezzo stampa, con l’articolo di un giornale finanziario locale. Pro Kapital, questa l’accusa, sarebbe stata al centro di una serie di operazioni poco chiare. In pratica, sarebbero stati acquistati immobili e terreni a prezzi gonfiati. E spesso, nel ruolo di venditori, ci sarebbero manager della stessa Pro Kapital o persone vicine a Preatoni. Come dire che le casse della società quotata in Borsa, e quindi con centinaia di piccoli azionisti, sarebbero state sistematicamente depredate. Ovviamente queste sono accuse tutte da dimostrare. Preatoni, da parte sua, respinge al mittente quelle che definisce ”totali falsità”. E aggiunge: ”E’ tutta una montatura. E’ la vendetta di una manager che abbiamo licenziato alcuni mesi fa”» (Vittorio Malagutti, ”Corriere della Sera” 9/8/2001). «Ombrellate, fischi, risse sfiorate e telefonate al 113. All’inizio degli Anni 90 le assemblee dei soci delle banche popolari potevano anche finire così, con l’arrivo delle forze dell’ordine. Specialmente se a parteciparvi era Ernesto Preatoni, il ”raider di Garbagnate” [...] che prima di ”inventare” Sharm el Sheikh mobilitando anche Omar Sharif e Alba Parietti, o di sbarcare armi e bagagli in Estonia, aveva provveduto a scardinare, primo nel suo genere, più di una banca cooperativa. Per poi mettere gli occhi sulle Assicurazioni Generali, diventando, per un’esterrefatta Piazza Affari, ”il Generalissimo”. Se Giribaldi, più o meno nello stesso periodo, ha nel mirino i salotti buoni della finanza, nel cannocchiale di Preatoni si trova un mondo eterogeneo come quello delle Banche Popolari. Un universo ruspante ma blindato, dove sono in vigore voto capitario e clausola di gradimento. Preatoni, in realtà, nasce come venditore di fondi Fideuram a fine Anni 60. Figlio di un colonnello dell’esercito, si mette subito in proprio, creando una corte di facoltosi clienti brianzoli, lecchesi, comaschi e bergamaschi che lo seguiranno anche nei passaggi più spericolati. Entra nell’edilizia, passaggio quasi obbligato per un giovane imprenditore, ma tiene d’occhio la Borsa. E il suo primo affare in grande ha un marchio di prestigio: BiInvest. Non si è mai capito bene come e perché, sta di fatto che Preatoni mette insieme un pacchetto giusto al momento giusto della holding di Bonomi, e lo piazza con un congruo guadagno a Paolo Mario Leati e Francesco Micheli, che a loro volta lo consegneranno, molto più pingue, alla Montedison di Schimberni. Ma Preatoni ci ha preso gusto e si lancia sulla Popolare di Lecco, secondo le voci del tempo spinto addirittura dalla Curia di Bergamo. Arriva a possedere il 40% e, nuovo incasso, lo vende alla Popo lare di Novara. Entra nella Friuli e cede le sue azioni al Rolo. Poi è il turno del Credito Bergamasco, rastrellato anche contro la volontà dell’establishment della città orobica. Anche qui l’immancabile ricca cessione, al Credit Lyonnais. invece con la Popolare di Crema che il collaudato meccanismo si inceppa, definitivamente. A Crema resistono, non gli concedono il ”gradimento”, anche se arriva al 35% e più del capitale. Lo accusano di presentare soci inesistenti e di girate di azioni non regolari. Lui risponde, e la vicenda si avvita in azioni e controazioni legali e non. Incluso l’happening della primavera del ’90, quello finito a ombrellate e polizia. Ma il clima, per il ”raider di Garbagnate”, diventa rovente. ancora alle prese con la Crema (e arriverà a battersi con la Lodi di Gianpiero Fiorani, nella vicenda ci saranno cause relative al ruolo della finanziaria Summa di Lugano) quando si getta sulle Generali. Afferma di essere arrivato fino al 6% del Leone di Trieste, quando in via Filodrammatici lo convocano. Preatoni, anche in seguito, ha sempre sostenuto di aver osato troppo e di essere entrato nel mirino del ”potere” finanziario. Dopo Crema e Generali la Consob di Enzo Berlanda lo tiene sotto pressione e le ispezioni alla sua Sim, la Parin (che viene anche multata), si fanno via via più stringenti. Insomma, poco dopo decide di cambiare aria. Si trasferisce (con i cinque figli e la moglie islandese Olga) a Tallinn, dove gli danno il passaporto estone. ”Sfonda” nel turismo inventandosi Sharm el Sheikh. Anche nei Paesi baltici passa qualche guaio con le autorità locali per qualche operazione immobiliare. Del suo rapporto con la giustizia però dice al ”Sole”: ”Essere indagati non è un delitto. Sono stato rivoltato come un calzino, ma mai una condanna”» (Stefano Agnoli, ”Corriere della Sera” 15/6/2005).