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 2003  ottobre 08 Mercoledì calendario

Sorokin Vladimir

• Mosca (Russia) 7 agosto 1955. Scrittore • «Per molti anni è stato più famoso all´estero che in patria. Negli anni Ottanta, quando cominciò a scrivere i suoi primi romanzi, non c´era nessuno in Russia disposto a pubblicarglieli. La piega imprevedibile che sempre assumono i suoi romanzi, stravolgendo a volte con una sola parola il corso naturale del racconto, per lasciare il lettore incredulo e stordito, inquietava il regime. Come molti autori del suo genere, Erofeev, Pelevin o Mamleev, fu a lungo relegato tra i cosiddetti ”scrittori underground”, per lo più sconosciuti, quasi proibiti e comunque maledetti. Oggi i suoi libri sono esposti con riguardo in tutte le librerie di Mosca e del paese, pubblicati in decine di edizioni, fiore all´occhiello della casa editrice Ad Marginem a cui egli deve gran parte del suo enorme successo letterario. ”Sì, è vero, la Russia ha ricominciato a leggere”, dice seduto sul divano del suo appartamento quasi zen che in niente ricorda le case polverose, stipate di carte e di libri dei vecchi scrittori sovietici. ”Abbiamo avuto le nostre primavere, ma ora è inverno. E´ l´inverno della politica, quando non c´è più niente da temere o da sperare. E allora la Russia, proprio come un grande orso, va in letargo. E si mette a sognare i sogni che noi scriviamo per lei”. Tutti dicono che siamo di fronte a un vero e proprio revival della lettura. ”Basta entrare in una libreria per rendersene conto: il libro è un prodotto che tira. Mi piace paragonare quello che sta succedendo nell´editoria con il settore alimentare. Per anni ci hanno nutrito con salame sovietico di pessima qualità. Le cose buone, i cibi sofisticati, erano sotto al banco. Anche noi scrittori, persone come me o Viktor Erofeev, scrivevamo tutti per il cassetto. Ci pubblicavano all´estero, magari, ma qui no. Poi a un certo punto, finito il potere sovietico, i negozi si sono riempiti. La gente era affamata e ha mangiato di tutto. Si è presa i gialli, i romanzetti d´amore e anche il resto. Ma ora è sazia e sceglie. Le tirature dei libri di qualità crescono in fretta. Marinina? Danzova? Certo, hanno un grande mercato, ma il loro è un pubblico semplice, senza pretese”. Quali sono i più importanti cambiamenti avvenuti nella letteratura russa negli ultimi anni? ’ cresciuta una nuova generazione di scrittori con una diversa percezione del mondo. Non intendo solo i nomi nuovi, ragazzi come la Denezhkina o Mikhail Elizarov o anche Serghej Shargunov. No, intendo proprio un nuovo rapporto, più professionale, con la letteratura. I libri non sono più un ’frutto proibito’, ma una merce come tante altre, come il cinema o la musica. Questo cambia il quadro. E´ crollato il vecchio mito dello scrittore russo, che era considerato una specie di santo, un profeta, un maestro di vita. Oggi tutto è più laico”. Molti pensano che il punto di rottura sia stato segnato in un certo senso dallo scrittore Serghej Dovlatov. vero? ”Io personalmente non sopravvaluterei l´influenza di Dovlatov. Credo, invece, che la svolta non sia stata segnata da un solo scrittore, piuttosto un gruppo, molti scrittori che hanno lavorato a lungo sotto terra, underground, appunto, e hanno liberato il terreno, perché l´acqua scorresse. Parlo di autori come Tatjana Tolstaja, Astafev, Erofeev, Mamleev e anch´io, perché no?”. Come spiega l´incredibile successo di Boris Akunin e dei i suoi "gialli d´epoca"? ”I suoi libri rappresentano una formula studiata alla perfezione, fin nei minimi dettagli, e molto ben realizzata. Con un obiettivo chiaro: riportare il lettore nel passato, ai tempi in cui la letteratura era davvero grande. E ha funzionato. Anche perché Akunin è un uomo molto capace, molto intelligente. Ma c´è un problema: la formula è interessante, ma è una trappola da cui non si può uscire. Appena Akunin ha cercato di rientrare nei tempi moderni, di uscire dallo schema usando la lingua di oggi e non più quella antica, il lettore è rimasto deluso”. E che cosa ne è stato del grande amore dei russi per la poesia? ”Ma guardi, ai tempi dell´Urss i poeti erano delle vere prostitute. In quella situazione sguazzavano. La musica rock era proibita e negli stadi, dove avrebbero dovuto suonare i Rolling Stones o Led Zappelin, ci mandavano Evtushenko e Voznesenskij. E quelli si infervoravano. Ma non era una cosa sana. Comunque anche oggi abbiamo una poetessa che secondo me è davvero geniale, Vera Pavlova. Vale molto più di tanti uomini”" (Fiammetta Cucurnia, ”la Repubblica” 8/10/2003).