Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2003  ottobre 08 Mercoledì calendario

May Theresa

• Eastbourne (Gran Bretagna) 1 ottobre 1956. Politico (conservatore). Dal maggio 2010 ministro dell’Interno • «[...] l’unica donna di peso dei Tory [...]» (’Il Foglio” 13/5/2010) • «Lei entra alla Camera dei Comuni, e tutti abbassano lo sguardo. Accavalla le belle gambe davanti a Tony Blair, nel Question Time, e le guardano i piedi. O sale sul podio del salone rococò di Blackpool, dove i conservatori si ritrovano all’annuale congresso, e i flash dei fotografi, invece che sul suo bell’ovale, s’appuntano sulle sue scarpe. E’ Theresa May, presidente del partito Tory, ed è la persona di cui si parla: perché è gentile, piace a tutti, non fa male a nessuno. Ma soprattutto perché ha una passione per le scarpe paragonabile solo a quella, leggendaria, di Imelda Marcos. Nell’ufficio ai Comuni ha fatto appendere alle pareti, per dare un tocco di leggerezza femminea, fotografie di scarpe: piane, col tacco a spillo, a pantofola, con il cinturino alla caviglia, bicolori, magari tricolori, sexy, divertenti, pretenziose. Se toccasse a lei fare il prossimo governo, dicono, diventerebbe ministro Manolo Blahnik, il mago delle scarpe impossibili. Per ora, visto lo stato dei conservatori, non si corre il pericolo. Se non altro, con le sue scarpe, Theresa May ha fatto parlare del partito, che ha bisogno di pubblicità come dell’aria. Iain Duncan Smith, il leader che ha rimpiazzato il grigio William Hague, s’è rivelato ancor più grigio. Non è bastata nemmeno la crisi più grave di Tony Blair, il premier laburista, a dar fiato ai conservatori: il vantaggio, nei sondaggi, è andato ai liberal- democratici, che s’erano opposti alla guerra in Iraq. Così, era tale lo sconforto che il congresso s’è aperto con un tentativo di golpe: qualcuno ha fatto circolare la notizia che Duncan Smith ha assunto, quale segretaria a libro paga dei Comuni, la moglie. Uno scandalo durato dieci minuti, perché lo fanno tutti. Per fortuna, in attesa che domattina il leader finalmente parli, è toccato a lei, Theresa May, accendere l’attenzione. Avviandosi al podio in un paio di mocassini zebrati, elegantissimi, ha giustificato l’interrogativo: è con le sue scarpe che i Tories marciano verso il futuro? I giornali non sono stati teneri, con lei, ma nemmeno feroci come usano fare con i politici presuntuosi. Ai delegati che in religioso silenzio l’ascoltavano, con l’occhio alle scarpe, Theresa May ha dichiarato: ”Se vogliamo governare questo Paese, prima dobbiamo vincere”. L’incontestabile enunciato non è stato accolto da applausi travolgenti, ma nemmeno da fischi che non s’addicono a tale platea, nota il ”Daily Telegraph”, che dei conservatori s’intende. E più avanti: ”Non c’è futuro nel passato”. Oppure, con l’esperienza di chi sa dove mettere i piedi: ”Stiamo camminando nella giusta direzione”. Retorica strana quella della signora May, osserva il giornale, perché sembra la retorica ”di un partito che non ha nulla da dire”. Stupirsi se poi tutti discutono delle scarpe del presidente?» (Alessio Altichieri, ”Corriere della Sera” 8/10/2003).