(Michael B. Oren, La guerra dei sei giorni, Mondadori 2003 pagina 7), 7 ottobre 2003
"31 dicembre 1964, notte. Un reparto di guerriglieri palestinesi penetra nel Libano dal nord di Israele
"31 dicembre 1964, notte. Un reparto di guerriglieri palestinesi penetra nel Libano dal nord di Israele. Armati di esplosivi di fabbricazione sovietica e con indosso divise fornite dai siriani, avanzavano verso il loro obiettivo, apparentemente modesto: una pompa idraulica che porta nel deserto del Negev l’acqua della Galilea. Eppure, quello che si propongono è qualcosa di enorme. Membri di al-Fatah, (in arabo ”la conquista”, ma anche il rovescio dell’acronimo di Harakat al-Tabrir al-Falastin, Movimento per la liberazione della Palestina), vogliono arrivare alla prova di forza decisiva in Medioriente. La loro azione, sperano, scatenerà una rappresaglia israeliana contro uno dei paesi confinanti, il Libano stesso o la Giordania, innescando un’offensiva panaraba per distruggere lo stato sionista. L’operazione, la prima di al-Fatah, si conclude in un fallimento. Le cariche non esplodono e, nell’uscire da Israele, i guerriglieri vengono arrestati dalla polizia libanese. Tuttavia il leader del movimento, un ex ingegnere di Gaza di trentacinque anni di nome Yasser Arafat, emette un comunicato di vittoria inneggiando al ”dovere della jihad” e agli ”arabi rivoluzionari dall’Oceano Atlantico fino al Golfo”".