(Alberto Sinigaglia ཿLa Stampa, domenica 5 ottobre 2003), 5 ottobre 2003
Quando Federico Zeri, marsina verde, gilet e papillon bianco, fu accolto a Parigi all’Académie degli Immortali, dove tuttavia gli eletti muoiono lasciando libero lo scranno
Quando Federico Zeri, marsina verde, gilet e papillon bianco, fu accolto a Parigi all’Académie degli Immortali, dove tuttavia gli eletti muoiono lasciando libero lo scranno. Chi viene a occuparlo pronuncia il panegirico del predecessore. Zeri succedeva a Richard Nixon. Lo storico dell’arte venne introdotto alla Coupole dal segretario D’Hauterives che ne celebrò il ”genio poetico” e la ”curiosità onnivora”, scomodando Socrate e Voltaire. Nel suo intervento Zeri sorprese la platea confidando di aver conosciuto il presidente da un’amica, di averne ammirato l’energia e tollerato la formidabile incompetenza artistica perché non la mascherava. Non tacque come fosse inciampato in uno scandalo, ma lo paragonò a Forlani e spiegò come il Watergate fosse stato ”poca cosa in confronto a Tangentopoli”. Risero e applaudirono i venerabili, tra i quali Gianni Agnelli.