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 2003  ottobre 06 Lunedì calendario

Benigni l’ha fatta amare agli italiani, Albertazzi l’ha amata per gli occhi blu della professoressa di liceo, Muti ricorda ancora a memoria le terzine imparate sui banchi di scuola

Benigni l’ha fatta amare agli italiani, Albertazzi l’ha amata per gli occhi blu della professoressa di liceo, Muti ricorda ancora a memoria le terzine imparate sui banchi di scuola. Tre grandi artisti confessano la loro passione per la Divina Commedia e ricordano il loro primo incontro con Dante. Roberto Benigni, lo scorso anno, incollò allo schermo quasi 13 milioni di telespettatori con ”L’ultimo del Paradiso”. E il giorno in cui ricevette presso l’Università di Bologna la laurea in lettere honoris causa disse della ”Divina Commedia”: ”E’ un’opera "sensuosa" perché la si legge con tutti i sensi. Un libro straordinario dove ci sono dentro tutti i registri, l’avanspettacolo, tutto il mondo, la vita e la morte. Tutto questo amore che ci ha buttato addosso, tutta questa libertà espressiva, ci ha insegnato a parlare, ci ha insegnato il senso del racconto. Io che faccio il cinema, quante volte vado a leggere Dante: ho capito il senso del montaggio dall’apparizione di personaggi come Cavalcanti, è una cosa così bella". Riccardo Muti, invece, ammette: "Se fossi un cretino direi che Dante è un continuo punto di riferimento della mia vita. In realtà i miei ricordi liceali del Vittorio Emanuele di Napoli fanno sì che di continuo terzine emergano alla mia memoria spesso soccorrendomi a mo’ di presagi ovvero confortandomi i neuroni. Mi aiuta per esempio a ricordare che i malparlanti adducono casi sbagliati ai verbi impersonali: "ricorditi di me che son la pia" laddove tutti trasformano questo congiuntivo esortativo in imperativo. Abbiamo poi immagini antiche riportabili al presente: Dante non ci fa sembrare un eroe sconfitto il Capaneo che tentò di dare l’assalto al cielo ma solo un grottesco personaggio incapace di valutare le proprie forze; sicchè "tolluntur in altum ut lapsu graviore ruant". Per tradurlo ricorrerò a un’altra memoria liceale, una parafrasi semicomica che trovasi nel Furioso: ”Ai voli troppi alti e repentini/sogliono i precipizi esser vicini”". Giorgio Albertazzi porta sempre con sé un libro della Divina Commedia : "Al ginnasio avevo una professoressa di latino con gli occhi blu. Mi innamorai dei lei, naturalmente, e del libro galeotto che mi fece innamorare. Mi dico sempre il Canto V della Divina Commedia. Poi, dopo di lui, venne tutto l’Inferno con le illustrazioni del Doré, l’Inferno con i suoi corpi prepotenti che non dimagriscono mai! Da allora non posso fare a meno di leggere e di rileggere quest’opera d’amore. I gironi drammatici e carnali, il Purgatorio polifonico, dove la gente vola per aria, e infine la Bellezza che muove il sole e tutte le stelle. Shakespeare è universale ma forse Dante lo è ancora di più. La Divina Commedia ha esercitato un’influenza talmente forte sulla mia vita, che il destino mi ha fatto incontrare in Maremma una donna meravigliosa, quella Pia de’ Tolomei cantata da Dante. La Commedia è la poesia di eroi che non sono più eroi avventurosi e curiosi come Ulisse. E poi c’è la donna, Francesca. Lei è la vera donna e non Beatrice".