nostra intervista, 6 ottobre 2003
Alda Merini, che definisce la Divina Commedia’un’uggiosa invernata”, ha scoperto Dante a sette anni
Alda Merini, che definisce la Divina Commedia’un’uggiosa invernata”, ha scoperto Dante a sette anni. Le capitò tra le mani un’edizione illustrata e rimase colpita dalla molte donne nude ritratte nelle tavole dell’opera (da allora continua a chiedersi perché mai Dante avesse una corona in testa). Il verso ”E caddi come corpo morto cade” le ha sempre fatto pensare che Dante fosse epilettico. Sui banchi di scuola, secondo la Merini, la Divina Commedia si studia troppo: "Sarebbe meglio studiarne meno, ma meglio, approfondire il periodo storico. E sarebbe bene prendere in mano con uguale attenzione, che so, l’Orlando Furioso, oppure Pascoli, più semplice, più dolce, o quel portentoso libro che è ”Dei delitti e delle pene” di Beccaria, o ancora l’opera di Wilde. Non insistiamo con Dante, i mostri sacri fanno paura ai ragazzi. Lasciamoli divertire, lasciamoli ridere. Il mio più grande conforto, quando ero chiusa in manicomio, era Paolo Villaggio e i suoi libri di Fantozzi, straordinari. Se obblighi un ragazzo a studiare Dante finirà che lo imparerà a memoria, come facevo io, da brava bambina furba. Io ragazzina risponderei al mio professore: ”Mi aspetta la vita, che mi frega di Dante...”".