nostra ricerca, 6 ottobre 2003
Circa trentamila persone sono scomparse in Argentina tra il 1976 e il 1983, gli anni della dittatura militare
Circa trentamila persone sono scomparse in Argentina tra il 1976 e il 1983, gli anni della dittatura militare. Sarebbero 2.400, tra membri dell’esercito e civili, i responsabili delle ”sparizioni”: in larga parte ancora impuniti. Dal 12 agosto scorso, però, il Parlamento argentino ha approvato l’annullamento delle leggi che avevano bloccato i processi contro di loro. Come nel caso dei cinque criminali condannati all’ergastolo nel maxiprocesso del 1985, che scontarono appena quattro anni agli arresti domiciliari (in una villa di loro proprietà). I capi di imputazione erano ”scomparsa e tortura”. Il giudice Giulio Cesare Spassera andò avanti e incriminò migliaia di ufficiali colpevoli. L’allora presidente Raul Alfonsín, su pressione dei militari, nell’86-87 promulgò ben due leggi per bloccare il flusso dei processi. Pochi anni dopo, il successore Carlos Menem amnistiò tutti. Fino al 2001, ogni iniziativa giudiziaria relativa alla questione dei desaparecidos è stata presa da tribunali stranieri. Nel 1990 il capitano di marina Alfredo Astiz, detto ”l’angelo biondo della morte”, viene condannato in contumacia all’ergastolo da un tribunale di Parigi per l’uccisione di due suore francesi. Nel dicembre 1999, la Corte d’Assise di Roma condanna al carcere a vita due generali argentini, e a 24 anni di reclusione cinque ex membri delle forze armate per il sequestro e l’omicidio di sette cittadini italiani. Nell’agosto 2000, l’ex ufficiale dell’esercito argentino Jorge Olivera viene arrestato a Roma su mandato di cattura internazionale emesso dalla Francia, con l’accusa di sequestro aggravato. In settembre, la Corte d’Appello di Roma ne ordina il rilascio per la prescrizione del reato. Olivera è già tornato in Argentina quando, nel febbraio del 2001, la Corte Suprema di Cassazione annulla il precedente verdetto. Sempre nel 2000, Ricardo Miguel Cavallo, ex ufficiale della Marina argentina, viene arrestato a Cancun, Messico. Nel frattempo, la magistratura argentina prosegue con le sue inchieste. Tra gli imputati figurano Jorge Rafael Videla e Claudio Scagliuzzi, ex membro dei servizi segreti militari di Buenos Aires. Per la prima volta, la giustizia argentina dichiara ”incostituzionali e nulle” le leggi di Alfonsín e, un mese dopo, il giudice federale Claudio Bonadio emette un mandato di arresto per l’ex generale Leopoldo Fortunato Galtieri e 25 ex militari. Vent’anni dopo la fine della dittatura, l’annullamento delle leggi di amnistia riapre le porte dei tribunali agli altri militari golpisti. La maggior parte dei militari arrestati (in Argentina e all’estero), già processata per "scomparsa e tortura" non può più essere giudicata per gli stessi reati (per cui sono stati amnistiati). Quindi il nuovo capo d’imputazione è ”furto di bambini”. Videla e gli altri ufficiali non potevano non sapere.