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 2003  ottobre 06 Lunedì calendario

Olmert Ehud

• Binyamina (Israele) 30 settembre 1945. Politico. Ex premier israeliano (dal gennaio 2006, dimissioni nel settembre 2008) • «[...] Dopo 33 mesi di reggenza segnati dalla seconda guerra del Libano, l’estrema scommessa di Annapolis, l’incriminazione per corruzione, l’erede non naturale di Ariel Sharon passa la mano. [...] tornerà alla vita ”tranquilla” d’una volta: ”La famiglia, lo sport, la spiaggia, le partite del Beitar Jerusalaim”. [...]» (Francesca Pacil ”La Stampa” 22/9/2008) • «[...] è un uomo molto pragmatico. [...] fama di duro del Likud, ex sindaco di Gerusalemme, è considerato l’uomo più vicino ad Ariel Sharon, colui che condivide in pieno (e spesso suggerisce) la politica del premier, comprese le eventuali concessioni in cambio della pace. [...]» (Gigi Riva, ”L’Espresso” 25/11/2004) • «[...] è stato ufficiale dell’unità di combattimento Golani durante il servizio militare e anche giornalista in erba: corrispondente per la rivista dell’esercito Bamachane. [...] grande tifoso della squadra di calcio del Beitar Jerusalem, ha fatto studi di psicologia, filosofia e soprattutto legge: per alcuni anni ha esercitato la professione di avvocato. Alla Knesset è un veterano: è stato eletto deputato nel 1973 [...] di qui è cominciata la sua carriera politica nella destra israeliana, sulle orme del padre. Ministro senza portafoglio dal 1988 al 1990, poi dal ”90 al ”92 responsabile del dicastero della Salute. Nel 1993 Olmert viene eletto sindaco di Gerusalemme, incarico per il quale è riconfermato 5 anni dopo. Quindi dal febbraio 2003, Sharon capo del governo, è ministro dell’Industria e del commercio, poi delle Finanze dopo le dimissioni del rivale Netanyahu. E soprattutto: viene scelto come vicepremier. Un posto che [...] inaspettatamente, lo porta in primissimo piano. [...] Fedelissimo del premier, al suo fianco anche nei difficili giorni del disimpegno da Gaza [...] è stato tra i primi e più convinti sostenitori della scissione dal Likud per la creazione di Kadima [...]» (Alessandra Coppola, ”Corriere della Sera” 5/1/2006). «[...] Per anni, nel Likud, è stato associato a posizioni nazionaliste. Nel 1996, quando era sindaco di Gerusalemme, convinse l’allora premier Netanyahu ad inaugurare un controverso tunnel archeologico nella Città vecchia: cosa che innescò una reazione armata da parte dei palestinesi, sedata a stento nei giorni successivi. In seguito Olmert ha maturato un approccio più pragmatico sul conflitto israelo-palestinese fino a venire utilizzato di volta in volta da Ariel Sharon come ”ballon d’essai” in vista di iniziative diplomatiche di lunga portata. Probabilmente dietro suggerimento di Sharon, già nel 2003 Olmert rilasciò una intervista al quotidiano Haaretz in cui - per la prima volta - un dirigente del Likud descriveva nei dettagli la futura politica di disimpegno dai palestinesi. Fedelissimo di Sharon[...] ha sviluppato negli ultimi tempi una profonda rivalità con Netanyahu [...]» (’il manifesto” 6/1/2006). «[...] Non è un tipo ideologico, non è una figura né di eroe militare né di intellettuale come i precedenti grandi leader di Israele, Moshè Dayan o Yzhak Rabin. Ma forse conquista proprio per il suo carattere di vecchio politico classico e di cittadino che ha fatto insieme a Sharon la strada storico-ideologica che altre centinaia di migliaia di cittadini israeliani hanno fatto dando al nuovo partito Kadima [...] sportivo, ha una esperienza politica consistente [...] la fortuna certo non da poco di essere stato sindaco di Gerusalemme dal ”92 al ”99, dopo aver battuto l’immortale Teddy Kollek. stato tutto: negli anni ”70, quando aveva ancora riccioli rossi, ingaggiò una famosa guerra quasi personale contro le gang del crimine; ha lodato Ehud Barak (suscitando scandalo a destra) per la sua determinazione a non dividere la capitale, ed è apparso come il duro (facendosi odiare a sinistra) che aprendo un tunnel poco lontano dal Muro del Pianto dette il via a una rivolta con morti e feriti. Nella sua vita ciò che manca è una consistente esperienza militare: ha fatto il soldato come cronista del giornale dell’esercito. Ma la fiducia che Sharon ha avuto in lui fino a dargli il posto di Netanyahu nella gestione della politica e di conservargli il ruolo di vice primo ministro persino con l’arrivo di Peres nel Kadima, sono la torcia che può far fiammeggiare davanti al pubblico. Olmert se l’è guadagnata: prima di diventare il più stretto collaboratore di Sharon lo insulta (al funerale della moglie di Sharon, Lily, nel marzo 2000, commentò ” scomparsa una grande donna che aveva scelto un uomo ben strano”) e lo sfida fino a contrapporsi nel 2001 nella corsa per la leadership del Likud. In seguito il rapporto cresce in maniera esponenziale, e ribolle e fuma come una cucina di elaborazione e di difesa senza riserve della scelta dello sgombero. Tanto che fu Olmert, e non Sharon, ad annunciarla al mondo nella stupefacente intervista del dicembre 2003, concertata per aprire la strada al discorso del premier un mese dopo. [...]» (Fiamma Nirenstein, ”La Stampa” 7/1/2006).