Varie, 6 ottobre 2003
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MANCINI Alessandro Faiolhe Amantino Belo Horizonte (Brasile) 1 agosto 1980. Calciatore. Lanciato dalla Roma, prima giocava nel Venezia, con l’Inter vinse lo scudetto del 2009 e 2010, giocò anche nel Milan (2009/2010)
MANCINI Alessandro Faiolhe Amantino Belo Horizonte (Brasile) 1 agosto 1980. Calciatore. Lanciato dalla Roma, prima giocava nel Venezia, con l’Inter vinse lo scudetto del 2009 e 2010, giocò anche nel Milan (2009/2010). Nel novembre 2011 condannato a 2 anni e 8 mesi per violenza sessuale e lesioni personali su una giovane brasiliana conosciuta a una festa di Ronaldhinho nel dicembre 2010 (approfittando dell’ubriachezza della ragazza, l’avrebbe portata a casa sua, dove sarebbero avvenuti gli abusi, si professa innocente) • «In molti si chiedevano quale soprannome avrebbe escogitato lo speaker ufficiale giallorosso Carlo Zampa per un giocatore che, come tutti i brasiliani, un soprannome ce l’aveva già: Mancini deriva da mancine (e cioè calmo, tranquillo); e fu l’indimenticabile Tonino Cerezo, suo allenatore all’Atletico Mineiro, che proprio in onore dell’ex compagno di squadra della Sampdoria Mancini, ci aggiunse una “i” ribattezzando definitivamente la sua giovane promessa (15 gol segnati nell’ultimo campionato disputato in Brasile). Si capisce che un romanista che si chiama come l’allenatore della Lazio sia praticamente improponibile, e questo nonostante la provvidenziale storpiatura della “c” in “s” (Mansini). Dunque, dopo il gol segnato dal brasiliano di tacco durante il derby - alla Mancini, quindi! - lo speaker travolto dall’estasi celestiale riuscì soltanto a ripetere come un pazzo “Amantino, Amantino, Amantino mio!”. Nato a Belo Horizonte, mezzo italiano da parte di madre (la bisnonna è di Treviso), Mancini è cresciuto sotto le cure di un padre adottivo. Svezzato calcisticamente in squadre dai nomi esotici (Grema, Ipachinga, Uispa), è passato poi all’Atletico Mineiro e da qui alla Roma. Al Venezia in prestito per una stagione interminabile è rimasto inspiegabilmente inchiodato in panchina per ordine dell’allenatore Bellotto. All’epoca il ragazzo viveva in un agriturismo a Tessera, andava spesso a trovare una zia di Treviso e aveva una saudade grande come una domenica di pioggia senza campionato. Può benissimo darsi che tutto ciò influisse sul suo rendimento; fatto sta che quando Capello annunciò l’estate scorsa che aveva trovato il sostituto di Cafu, non ci credette quasi nessuno. A differenza di Cafu, che faceva avanti e indietro su tutta la fascia destra del campo, Amantino Mancini predilige starsene un po’ più avanti; a differenza di Cafu - del quale non ha mai fatto rimpiangere il repertorio di corsa, dribbling e cross - Mancini quando entra in area da destra e ha il pallone buono sul piede, qualche volta segna. E’ uno dei tanti atleti di Cristo che giocano sui nostri campi. Dedica i suoi gol a Dio (e poi alla famiglia, ai dirigenti e ai tifosi) e legge la Bibbia; qualche volta sfoglia i giornali, ma solo le pagine sportive. E’ fidanzato con una giornalista sportiva brasiliana, Vanessa, ed è un ragazzo talmente tranquillo che anche nel giorno più importante della sua carriera giallorossa (la sera del gol di tacco alla Lazio) ha preferito le cene con gli amici alle notti in discoteca. Per questo oggi Mancini è, del tutto legittimamente, «il tacco di Dio» (Alberto Piccinini, “il manifesto” 10/12/2003) • «Diciamo la verità: se non fosse stato un talento, avrebbe avuto vita difficile. Mettetevi nei suoi panni. Avere come nome d’arte Mancini quando ci si deve affermare in giallorosso non sarebbe stato agevole per nessuno, specie per chi arriva a Roma con l’etichetta (quella più benevola...) di “oggetto misterioso”. Invece ha sorpreso tutti. [...] L’Italia era nel suo destino, visto che una sua bisnonna, Genoveffa, era originaria di Treviso. Il Brasile, però, è nel suo cuore. Esempi? Oltre adessere assistito come manager da Alemao (l’ex campione del Napoli e della Seleçao), come modello nel suo ruolo da ragazzo aveva scelto Jorginho, campione del Mondo nel 1994 in Usa (“anche se chi mi emozionava più di tutti era Zico”) e i suoi sportivi preferiti sono il tennista Kuerten e il cestista Oscar ( ex stella di Caserta). Alle ultime elezioni presidenziali ha votato per Lula ed è grande amico di Fernanda Montenegro e Antonio Fagundes, divi brasiliani delle telenovelas, ma il suo vero punto di riferimento è la famiglia, cioè sua madre Ubalda e suo papà Geraldo. Adottivo, visto che il suo vero padre, Benedetto Fernandez è morto quando aveva un mese. [...] Come per molti brasiliani, la fede ha un grande posto nella sua vita, tant’è che l’unico libro che si vanta di aver letto per intero è la Bibbia. [...] Nell’ultima stagione disputata nell’Atletico Mineiro ha segnato 15 gol in 36 partite, battendo il precedente record di reti segnate da un difensore (in Brasile era considerato così...), che apparteneva a Nelinho e durava dal 1983» (Massimo Cecchini, “La Gazzetta dello Sport” 4/10/2003) • «Quel colpo di tacco alla Lazio sotto la Curva Sud, feudo di Totti, qualcosa che a Roma ricorderanno tra vent´anni. E lui fino all´ultimo dei suoi giorni, perché in quel gol c´è tutto il Brasile, istinto e fantasia. [...] Il costo di Mancini è stato di 516 euro, pagati (si spera) dalla Roma al Venezia al momento del trasferimento. Anche i bambini della capitale sanno che fu la Roma a muoversi bene e presto per bloccare il baby-Cafu: segnalazione di un amico di Alemao, viaggi in Brasile prima degli osservatori poi di Baldini, conferme da parte di Scolari, acquisizione a parametro zero, tante panchine a Venezia sotto la guida di Bellotto che lo riprendeva per gli stop d´esterno alla brasiliana, ma ora ne tesse le lodi» (Mattia Chiusano, “la Repubblica” 11/11/2003).