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 2003  ottobre 06 Lunedì calendario

DE SANTIS Massimo

DE SANTIS Massimo Tivoli (Roma) 8 aprile 1962. Ex arbitro di calcio. Carriera stroncata da “Calciopoli” (inibizione di quattro anni), l’8 novembre 2011 il Tribunale di Napoli lo condannò a un anno e undici mesi per associazione a delinquere • «[...] giudicato uno degli amici più stretti di Luciano Moggi, il capo della “combriccola romana” degli arbitri e uno dei possessori delle schede telefoniche straniere fatte acquistare dall’ex direttore generale della Juventus per sfuggire alle intercettazioni. Tutte accuse che De Santis continua ancora a negare. [...]» (Arianna Ravelli, “Corriere della Sera” 11/5/2007) • «Ispettore della polizia penitenziaria e responsabile del centro sportivo del ministero di Grazia e Giustizia a Casal Del Marmo. Fa parte delle Fiamme Azzurre, il gruppo sportivo di chi sovrintende alla sorveglianza nelle carceri. [...] È nel gruppo della Can A e B dal 1994-95 ed ha esordito in A il 7 maggio 1995 con Samp-Brescia. È internazionale dal 2000 ed è stato promosso da poco nella TopClass Uefa, cioè il gruppo d’élite degli arbitri internazionali (con lui per l’Italia ci sono Collina e Messina). [...] È stato molto discusso per due arbitraggi legati alla Juventus: il 7 maggio 2000 in Juve- Parma (1- 0) annulla un gol di Cannavaro nel finale (per gli emiliani sarebbe stato pareggio) scorgendo un fallo che le immagini non mostrano. Per aver rilasciato dichiarazioni viene fermato per 4 mesi e spesso ricorda: “Dopo quell’episodio quandosi parla di me si fa per forza polemica. Ma ritengo di aver già pagato abbastanza”.Altro arbitraggio contestato quello del 27 gennaio 2002: in Chievo-Juve (1-3) concede due rigori ai bianconeri, contestati. Per i designatori Bergamo e Pairetto “è una sicurezza”.E parlando di lui aggiungono sempre: “Anche quando è stato al centro di episodi che lo hanno portato in prima pagina non ha mai perso la calma e la tranquillità. Ha sempre reagito venendone fuori alla grande. Per questo riteniamo che sia meritato il suo posto a livello internazionale e la considerazione che abbiamo di lui in Italia. Per noi è un arbitro che dà certezza e piena affidabilità”» (Antonello Capone, “La Gazzetta dello Sport” 4/10/2003). «Difficile trovare un buon motivo per cominciare a fare l’arbitro, mestiere ingrato a cominciare dai campetti di periferia, ma Massimo De Santis ne ha uno più che valido: suo padre era stato guardalinee sino alla serie B e ha cominciato a masticare calcio e regole sin da piccolo. Lo incontriamo nella sua dimora romana in mezzo al verde, un luogo tranquillo baciato dal sole dove trova la serenità necessaria per ricaricarsi. “Ho giocato in attacco fino al campionato Allievi — esordisce — poi la passione di mio padre mi ha conquistato. Da ragazzo ero in Promozione, andavo a Guidonia, Subiaco, Palombara... poi anche trasferte lontane. Dicevano che ero bravo, ho continuato [...] se dicevo a una ragazza, ‘guarda che domenica non posso venire al cinema, devo andare ad arbitrare, che ne so, a Locri’, lei usciva con qualcun altro. Almeno avessi detto San Siro... [...] Avevo una simpatia per l’Inter [...] Ho avuto la fortuna di entrare a vent’anni nella Polizia penitenziaria e di far parte così delle Fiamme Azzurre. Ho conosciuto mezzofondisti come D’Urso e Benvenuti. Ho cominciato ad amare lo sport anche per le sue solitudini. L’arbitro appartiene alla categoria degli sport individuali. Mi è servito molto [...] L’esordio? Era il 7 maggio 1995: Sampdoria- Brescia. C’erano campioni come Gullit, Platt, Mancini... neanche te ne rendi conto che stai coronando un sogno. Ma il problema è che appena fischi la fine di una partita devi pensare a quella successiva [...] Sento la pressione, ma so che ce l’hanno anche i calciatori. Cerco di comprenderli. A volte mi chiedono perché tollero certi gesti o certe parole. Li tollero perché so che i giocatori sono in trance agonistica. Uno come Gattuso, per esempio, ha una grinta fuori dal comune e non puoi certo cambiarlo in 90 minuti. L’importante è che i giocatori non mettano le mani addosso e non siano arroganti [...] La settimana tipo? Intensa. Domenica partita. Lunedì a casa. Martedì e mercoledì all’estero per la partita quando c’è. Giovedì torni a casa giusto per cambiare la borsa oppure vai direttamente al raduno di Coverciano, che c’è ogni 15 giorni, fino al sabato. Tre allenamenti con il preparatore atletico della Figc che il venerdì stabilisce se sei pronto fisicamente o no per la partita” [...]» (Gabriella Mancini, “La Gazzetta dello Sport” 5/1/2005).