Carlo Marincovich, ཿla Repubblica 4/10/2003;, 4 ottobre 2003
"L´epoca d´oro possiamo farla risalire ai tempi in cui le grandi case automobilistiche si impegnavano direttamente in questo sport
"L´epoca d´oro possiamo farla risalire ai tempi in cui le grandi case automobilistiche si impegnavano direttamente in questo sport. Poi alcune si sono ritirate e altre hanno dato in appalto questo sport a scuderie private. E´ cambiato lo spirito, hanno voluto farne un business. Chi aveva capito bene l´importanza di essere nei rally è stata la Peugeot che ha continuato a correre e vincere per anni. Vede, una casa automobilistica corre per vincere, gli altri hanno anche altri motivi. Adesso per scimmiottare la F.1 siamo arrivati al punto che la Fia ha portato a 16 le prove mondiali, una volta erano sette od otto ma tutte di grande validità tecnica e prestigio. C´è stata una mezza ribellione e molte case se ne stanno andando. Del resto, molti paesi sognano di diventare famosi come Montecarlo o Sanremo e chiedono un rally alla Fia, la Fia per ragioni elettorali come fa a dire di no? E così una promessa tira l´altra e si è arrivati a fare un mondiale di 16 prove che ha stravolto tutti i parametri in uso. Quanto all´Italia... beh: non abbiamo più campioni, auto e forse l´interesse è un po´ diminuito ma è così in tutti gli sport quando manca una forte presenza nazionale" (la crisi del mondiale rally spiegata da Cesare Fiorio).