Varie, 3 ottobre 2003
SOCRATES
(Sampaio de Souza Vieira de Oliveira) Belém (Brasile) 19 febbraio 1954, San Paolo (Brasile) 4 dicembre 2011. Ex calciatore. In Italia giocò con la Fiorentina (1984/1985) • «Leader del Corinthians [...] detto il Dottore, perché medico vero, specializzato in pediatria. Il centrocampista offensivo soprannominato anche “Magrao”, perché spilungone e secco, e Tacco di Dio, perché uso a distribuire palloni in retromarcia, con la parte posteriore del piede. Socrates, ricordate? Era in campo al Sarrià di Barcellona, al Mondiale di Spagna, in Italia-Brasile 3-2. [...] Sbarcò in Italia, alla Fiorentina, dove giocò un’unica stagione con risultati alterni, ma i tifosi viola lo ricordano con affetto. Il Dottore amava la vita, la birra e le donne. Non s’intendeva molto con gli allenatori» (Sebastiano Vernazza, “La Gazzetta dello Sport” 3/10/2003) • «Salutame a Socrates, scrissero una volta i tifosi del Napoli su uno striscione irriverente rivolto al giocatore brasiliano. Ora è lui a salutare noi, a vent’anni dalla non felicissima esperienza in maglia viola. I toni sono quelli del tempo, in linea col personaggio controcorrente che ricordiamo: calciatore di successo, laureato in medicina, impegnato nel sociale. [...] Il torneo giocato con la Fiorentina nella stagione 1984- 85? U n’annata storta. “Si vendevano le partite. Ricordo che verso la fine del campionato, negli spogliatoi si parlava di partite da pareggiare. A me però nessuno diceva niente: così quando la situazione mi sembrava strana chiedevo di uscire e tornavo a casa. Perché a volte il gioco poteva anche sembrare normale, ma in realtà non ci si avvicinava mai alla porta”. E poi le rivalità interne. “Pecci in tutto il campionato riuscì a non passarmi mai il pallone. La squadra era spaccata, credo per motivi di corna. Così non si poteva andare lontano”. La verità è che la Fiorentina non andò molto lontano soprattutto per colpa di Socrates, costato una fortuna ma poco incline ad allenarsi. “Ho sempre fumato pur sapendo che fa male, così come amo bere birra. Oggi come allora. Ma il calcio è uno sport collettivo e non serve che tutti corrano. Ci sono quelli che corrono e quelli che pensano”. E lui pensava. Anche troppo. E gli avversari gli portavano via la palla. Oggi, invece, parla. Senza pensare. Veniamo alle accuse. Pareggi concordati nelle ultime partite di campionato? Veramente, la Fiorentina le vinse quasi tutte. E cominciò a farlo — guarda caso — quando Socrates, insalutato ospite, a quattro giornate dalla fine se ne tornò in Brasile con la famiglia. E pochi giorni dopo il suo addio, i viola andarono a vincere 2-1 in casa della Juventus, non proprio un’avversaria con la quale si possa venire a patti. Socrates chiedeva di uscire dal campo quando la partita gli sembrava concordata? Purtroppo per la Fiorentina, quell’anno il brasiliano fu sostituito solo sei volte e comunque nella prima parte della stagione, quando la presunta compravendita di partite non sarebbe ancora stato avviata. Insomma, accuse destinate a non lasciare traccia, così del resto come la carriera italiana di Socrates. [...] Vale la pena ricordare cosa rispose Socrates, in quegli anni, a un giornalista dell’“Unità” che gli fece questa domanda: “Firmi contratti miliardari ma ti professi uomo del popolo. Non ti senti in contraddizione?” E lui: “Se vivo in un mondo capitalistico non posso metterlo in discussione? Esiste la possibilità di cambiarlo? È dall’interno che si deve lottare”. Lui, vent’anni dopo, lo combatte da lontano. Molto lontano» (Vincenzo Cito, “La Gazzetta dello Sport” 27/3/2004).