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 2003  ottobre 03 Venerdì calendario

TING

TING Walasse Shangai (Cina) 1928 (1929 secondo certe fonti). Pittore • «Donne orientali e coppie di pappagalli, soprattutto. Colori chiarissimi. Rosa, arancione, verde-acqua, giallo-sole. Simboli e riti orientali si fondono nei quadri raffinatissimi, capricciosi quasi. [...] Cantore dell’’eterno femminino”, amore, desiderio, passione, fantasia erotica e, in minima parte, sesso, sono gli ingredienti di un mondo fantasmagorico, adesso approdato a Milano, al Teatro delle Erbe: 25 lavori dall’88 al ’93. Nessun luogo è più adatto di un teatro per le donne di Ting. Attrici di scene senza tempo. Personaggi e uccelli si amalgamano coi fiori, ricreando, in parte, l’iconografia cinese, cui si aggiunge una sorta di veemenza pittorica che all’artista deriva dall’avere fatto parte del gruppo Cobra, durante la sua avventura parigina. In più, l’irruenza tipica della pittura degli ultimi trent’anni made in Usa. Il risultato è un’immagine di donna come mito di consumismo che già a suo tempo era valsa a Ting la definizione di ”Van Gogh dei grandi magazzini”. Punto di partenza, il kakemono, il tradizionale quadro arrotolato, dipinto a china. E poi: voglia di vivere, dipingere, inventare; di viaggiare e conoscere il mondo. Ha 24 anni quando lascia il suo Paese e va a Parigi: le sue donne con gli occhi a mandorla si fondono con quelle europee. Nella capitale francese rimane una decina d’anni. Conosce Pierre Alechinsky, Asger Jorn e Karel Appel. Poi, nel ’63, tenta la fortuna negli Usa. A New York incontra Sam Francis, Tom Wesselmann e Claes Oldenburg. La giovane pittura americana gli trasmette una forte carica creativa che arricchisce il suo naturale impulso.Così nasce Vita da un soldo, un volume fatto assieme a Dine, Francis, Kornfeld, Lichtenstein, Mitchelle, Rauschenberg, Riopelle, Rosenquist e Warhol. L’opera che apparirà contemporaneamente a New York, Parigi e Berna è considerata la più importante del periodo pop di quegli anni. Col tempo, i fiori di New York tendono ad appassire. Così, negli anni Ottanta, Ting decide di trasferirsi in Olanda, ad Amsterdam, dove tuttora risiede e dove papaveri, rose e giaggioli rivivono a contatto coi tulipani. E così le sue donne. In un mondo felice e malinconico, raffinato e cromaticamente aggressivo, dove stimoli, desideri e piaceri si identificano in un giardino occidentale, dal sapore d’Oriente» (Sebastiano Grasso, ”Corriere della Sera” 29/9/2003).