Varie, 2 ottobre 2003
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HUSSAINI Safiya Tungar Tudu (Nigeria) 1966. «Nata e cresciuta a Tungar Tudu, un villaggio della Nigeria del Nord al bordo della savana, dove le case sono di terra, e di notte si sentono le iene ululare, è stata data in matrimonio per la prima volta a tredici anni a un uomo scelto per lei da un padre ”saggio e affettuoso”, che per ore e ore assorto recita il Corano
HUSSAINI Safiya Tungar Tudu (Nigeria) 1966. «Nata e cresciuta a Tungar Tudu, un villaggio della Nigeria del Nord al bordo della savana, dove le case sono di terra, e di notte si sentono le iene ululare, è stata data in matrimonio per la prima volta a tredici anni a un uomo scelto per lei da un padre ”saggio e affettuoso”, che per ore e ore assorto recita il Corano. Ripudiata dal marito dopo avergli dato quattro figli (due moriranno di una stupida varicella nel villaggio in cui non esistono medici ma solo guaritori) verrà successivamente data in matrimonio ad altri uomini, sempre scelti per lei dal padre saggio e affettuoso. E sarà ben lieta quando nella casa di un marito troverà una o due altre mogli, con le quali poter dividere qualche chiacchiera e i lavori di casa. Rimasta sola dopo l´ultimo ripudio, sarà lei, per l´unica volta nella vita, a scegliere un uomo. E sarà la sua rovina. Yukutu , dal quale ha avuto l´ultima figlia rifiuta di sposarla, e Safjya, colpevole di aver generato fuori dal matrimonio sarà portata in Tribunale. Condannata in prima istanza alla lapidazione (’quella pioggia di pietre che mi uccidevano diventò un incubo ricorrente”) sarà un brillante e giovane avvocato a immaginare una duplice via d´uscita, da una parte sollecitando un giornalista della BBC a occuparsi del caso, perché esplodesse anche sulla stampa internazionale, dall´altro scoprendo tra le pagine del Corano una Sura, dove il profeta Maometto dice ”che il seme maschile può dormire nell´utero femminile anche per tre anni per poi risvegliarsi, incontrare l´ovulo femminile e quindi concepire un bambino”. E dunque, spiegherà l´avvocato di fronte al severo Tribunale Islamico, affollato di pubblico e di giornalisti, la bambina Adama potrebbe non essere figlia della colpa ma dell´ultimo, legittimo marito di Safiya con il quale pure la donna non aveva più avuto rapporti da ben tre anni, dal momento cioè del ripudio. Non sappiamo quale delle due ragioni siano state più convincenti, se la pressione della pubblica opinione mondiale o la illustrazione di quei versetti della Sura. Fatto sta che Safiya verrà assolta. E dopo poco, accompagnata da una esponente nigeriana del National Council of Women e dal suo avvocato verrà, con la sua bambina, a Roma dove riceverà la cittadinanza onoraria della città. ”Ero molto grata a tutti, per avermi salvata” dice raccontando la cerimonia. E aggiunge: ”No, questo non è esatto. A salvarmi era stato Allah, lui solo. Quelle persone erano state il mezzo che aveva scelto per farlo”» (Miriam Mafai, ”la Repubblica” 1/10/2003).