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 2003  ottobre 02 Giovedì calendario

MUCCINO

MUCCINO Silvio Roma 14 aprile 1982. Attore. Fratello di Gabriele • «Il liceale di Come te nessuno mai, il diciannovenne senza ambizioni in Ricordati di me - i film di suo fratello Gabriele [...] ”Non voglio competere con mio fratello. Gli devo tutto, gli devo il successo. [...] L’inevitabile paragone si farà quando dirigerò un film. Ma so che la regia è un lavoro, enorme a cui guardo con una certa paura, come a un traguardo lontano”» (Roberto Rombi, ”la Repubblica” 1/10/2002). «Figlio di una madre pittrice e di un padre ex-dipendente Rai, racconta la sua vita di ragazzo fortunato, uscito dalla crisalide dell’adolescenza con l’aiuto del fratello Gabriele e soprattutto grazie al grande schermo che gli ha permesso di essere com’è, trasformando timori e timidezze in punti di forza e simpatia. ”Non sono stato un adolescente felice - racconta - a scuola mi sentivo obbligato ad indossare una maschera; stranamente è successo che, davanti alla macchina di presa, mi sia sentito libero di mostrarmi per come sono veramente, senza paura di essere giudicato. [...] Da piccolo, verso i 15-16 anni, cercavo disperatamente di appartenere a questo o a quel gruppo di persone e quindi cambiavo vorticosamente modo di vestire. Ero tutti e nessuno. Adesso seguo la non-moda» (Fulvia Caprara, ”La Stampa” 16/3/2004). «Il cinema mi ha liberato. Gli anni del liceo sono stati i più brutti della mia vita, mettevo una maschera per farmi accettare: lo scemotto preso in giro da tutti, donne neanche l’ombra. Come te nessuno mai mi ha fatto sentire me stesso per la prima volta [...] Avevo 16 anni, Gabriele aveva fatto solo Ecco fatto, parlavamo molto io e lui [...] Ci capivamo bene. Gabriele ha usato me per creare la storia e io ho imparato da lui. Poi mi sono fermato, dovevo andare a scuola e avevo paura di non saper andare avanti senza mio fratello. Sono rientrato nei panni di studente, al liceo Mamiani di Roma. [...] Stavo più sulle scatole di prima. Avevano quel modo di guardarmi malizioso, carico di invidia. Non volevo perdere neanche un momento in più lì dentro. Poi è arrivato Ricordati di me che mi ha portato davanti agli occhi di tanti, dovevo essere all’altezza. [...] Mi sono detto che non potevo continuare arrancando dietro a Gabriele. E ho colto due opportunità. Dario Argento e poi la scommessa più importante, Che ne sarà di noi. [...] Il soggetto era mio. Il liceo era finito ma la mia vita doveva ancora cominciare, né carne né pesce: ho raccontato questo momento, quel viaggio di post-maturità parla della paura del futuro [...] So che le cose devo viverle ancora. Aurelio De Laurentiis ha avuto la buona idea di affiancarmi a un regista come Veronesi. Io ero troppo dentro ai problemi di questi tre ragazzi: per un verso favorisce il film perché i ragazzi che lo vanno a vedere sanno che non li prendo in giro. Veronesi ci ha aggiunto il distacco, l’aria leggera di commedia. [...] Io mi sento fortunato perché ho l’età giusta per raccontare con onestà situazioni che vivo, e qualcuno mi dà la possibilità di farlo. [...] Da quando ho fatto la maturità ho scoperto un rapporto con mio padre molto più felice. Ora vedermi camminare sulle mie gambe lo fa sentire più sicuro di me, e anche orgoglioso» (Paolo D’Agostini, ”la Repubblica” 14/4/2004).