Varie, 1 ottobre 2003
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Mitchell Gordon
• (Charles Pendleton) Denver (Stati Uniti) 29 giugno 1923, morto a Marina del Rey (Stati Uniti) il 25 settembre 2003. Attore. «Maciste, vendicatore di un genere nato col cinema e ciclicamente alla ribalta fino alla Cleopatra di Liz Taylor che col suo budget folle ne decretò la fine. [...] Arrivò in Italia il 5 gennaio del 1960 per restare solo 6 settimane e invece rimase 30 anni, tornando in patria nell’89. Divenne una delle muscolose star del peplum , filone mitologico che nei ’60 fece ricco il cinema della domenica pomeriggio. Un genere da dove presero il via Sergio Leone e Tessari e che oggi torna in voga, dopo il successo del Gladiatore. [...] Quello della storia antica vissuta in sandali, bicipiti e gonnellini, fu un filone che rese celebri alcuni culturisti americani pre Schwarzenegger, non solo Mitchell, un Maciste con laurea in anatomia e biologia, ma anche Steve Forrest, Steve Reeves e Mickey Hargitay (marito della Mansfield) e prese piede dopo che gli yankees affittarono Cinecittà per Ben Hur , addì 1960. La vita di Mitchell fu quasi una soap opera: emigrato in Inghilterra al seguito della madre divorziata, fu un ragazzo tutto scuola e palestra, fino alla II Guerra mondiale che lo vide prigioniero dei tedeschi; nel ’50 fu tenente in Corea. Nel frattempo si laureò e insegnò al liceo: con quel fisico, in classe non ronzava una mosca. Il problema di cosa fare da grande si presentò al trentenne Mitchell, finalmente congedato: notato dalla scandalosa Mae West come boy per un suo show, fu scritturato da De Mille come torturatore di Heston nei Dieci comandamenti, comparendo anche in L’uomo dal braccio d’oro di Preminger accanto a Sinatra e in Spartacus di Kubrick. Il suo momento magico fu quando vide nella bacheca della palestra un avviso per diventare Ercole in una produzione made in Italy. Parte per il Bel Paese nel ’60: fisso negli studios di Cinecittà gira decine di film di serie B (da Maciste nella terra dei ciclopi a L’ira di Achille) tra fondali di cartapesta, caratteristi di pregio, bellone discinte. Mitchell non fu solo l’eroe dal bicipite oliato, ma quando il mitologico entrò in crisi, divenne pistolero per i western minori, killer per gli horror, finendo anche sul set di Fellini (nel Satyricon) e Huston (Riflessi in un occhio d’oro), con la Lollobrigida e nelle commedie con Villaggio. Ma non fu solo attore da calendario macho: quando nel ’70 fallì un produttore, ebbe come liquidazione un pezzo di terreno a Cave, dintorni romani, dove impiantò un set abbastanza frequentato. Fu l’ultimo capitolo di una strana carriera di cinema, il sogno di un eroe buono adatto a ogni età, meglio se incartato nell’epica della Storia» (Maurizio Porro, ”Corriere della Sera” 26/9/2003).