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 2003  ottobre 01 Mercoledì calendario

Haddon Mark

• Northampton (Gran Bretagna) 26 settembre 1962. Scrittore • «Facciotto rotondo, aria da sportivo, semplicissimo, gentile - non ha certo l´aria di chi è al centro di una vicenda editoriale di grande successo, quella che lo ha improvvisamente catapultato nelle classifiche dei best seller, nel carosello delle interviste, nelle strategie pubblicitarie. [...] Un successo vero, quello di Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte. E´ uscito a maggio 2003 in Gran Bretagna in due edizioni (testo identico, copertina diversa), una per ”adulti” e una per ”giovani adulti”, con uno ”strillo” firmato McEwan, è stato pubblicato in trenta paesi, dalla Finlandia al Giappone, dagli Usa, dove è nelle classifiche del New York Times, alla Croazia, è diventato un audiolibro e i diritti sono stati acquistati da una ”joint venture” Warner -Heyday-Brad Pitt per trarne un film (ma come faranno?) diretto da Steve Kloves, lo sceneggiatore di Harry Potter. Già, come faranno? Perché Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte [...] è un libro costruito (soprattutto) su una ”voce”, su un io narrante, su un modo speciale di guardare la storia, oltre che su molte idee spesso dolorose, spesso divertenti, avvincenti come un thriller o un giallo. La voce è quella di Christopher Boone, che ha quindici anni (ecco il perché delle due edizioni), soffre di una forma di autismo, è un genietto matematico, odia il giallo e il marrone, non sa dire bugie, non capisce bene gli esseri umani e le metafore, adora Sherlock Holmes, è un po´ annoiato e per niente felice. Tanto che, quando una sera trova il barboncino della sua vicina infilzato con un forcone, si improvvisa detective e comincia a indagare: per trovare alla fine, come spesso capita, una verità che non è quella che attendeva. ”Il libro è nato dall´immagine del povero barboncino. Poteva diventare tante cose diverse. Ma tutto è disceso da quell´incipit. [...] Ho studiato letteratura a Oxford, e dopo tre anni ne avevo abbastanza, è come mangiare dolci tutti i giorni. Avevo bisogno di ristabilire il mio equilibrio psichico e ho deciso di andare a lavorare per delle persone disabili, alcune anche francamente cattive: ed è stato molto educativo. Ho scritto libri per l´infanzia, sedici, anche se avrei voluto scrivere per gli adulti, ma mi sembrava che la prima strada offrisse meno resistenze. Ho scritto poesie. Ho illustrato i miei libri e ho fatto l´illustratore e il cartoonist per The New Statesman, The Spectator, The Guardian - anche se i miei cartoons più belli li ho fatto per la rivista dell´associazione delle infermiere, The Nursing Times. Recentemente ho scoperto che disegnare i dettagli mi dava dei terribili mal di testa, e mi sono messo a dipingere quadri più grandi”, quelli coloratissimi, geometrici, divertenti, che sono appoggiati ovunque nel suo piccolo luminosissimo studio. ”Poi ... poi mi è venuta in mente l´immagine di quel cane trafitto dal forcone...”. L´ha messa sulla pagina, assieme ad altri tre incipit di altrettanti romanzi per adulti, li ha portati alla sua agente, una signora che credeva in lui, Claire Alexander, e le ha detto di scegliere. Lei ha scelto il primo. Ed è nato Christopher, il ragazzo emotivamente dissociato, sofferente eppure divertente, infelice come ogni adolescente, più di ogni adolescente: perché è difficile, perché sua madre è morta, perché il mondo gli fa paura. Come è stata la sua infanzia, Mr Haddon? ”Lei ha mai incontrato uno scrittore che abbia avuto un´infanzia felice?”. Poi però ammette che la sua è stata ”normalmente infelice”. Haddon è figlio di un architetto ed è cresciuto a Northampton, ”una città fantasticamente ininteressante, dove per due lustri sono riusciti a vivere senza librerie, per non dire senza una università”. A dodici anni ha letto Il signore degli anelli e, dice lui, ci si è completamente perso. Subito dopo ha letto Lo straniero e non ha capito perché tutti dicessero che era tanto importante. Ma troppo tardi: il gusto per i libri dell´infanzia era sparito. Dopo gli studi a Oxford ha avuto brevemente la tentazione di darsi alla carriera accademica. ”Ma non avevo abbastanza memoria per questo”. E si è inventato il mestiere di scrittore di libri per l´infanzia.» (Irene Bignardi, ”la Repubblica” 26/9/2003).