1 ottobre 2003
GHIRELLI Antonio
GHIRELLI Antonio. Nato a Napoli il 10 maggio 1922. Giornalista. Ha iniziato la professione nel 1944 come redattore della Sezione Prosa di Radio Napoli libera. Ha lavorato per l’’Unità” e ”Milano Sera” fino al 1948, passando poi a ”La Repubblica d’Italia” e ”Paese Sera”. Si è dedicato al giornalismo sportivo dirigendo ”Il calcio e il ciclismo illustrato”, ”Tuttosport”, e il ”Corriere dello Sport”. Ha lavorato da inviato speciale per il ”Corriere della Sera”, e come collaboratore culturale per la ”Stampa”. Nel 1972 ha diretto ”Il Globo”, nel 1974 ”Il Mondo”. Nel 1978 ha diretto l’Ufficio Stampa del presidente della Repubblica Pertini, e nel 1983, l’Ufficio stampa del governo Craxi. Direttore del Tg2 negli anni 1986-87, ha poi diretto L’’Avanti” . editorialista del ”Corriere dello Sport”. «[...] fu direttore di ”Tuttosport”, del ”Corriere dello sport”, del ”Mondo”, del ”Globo”, del ”Tg2”, dell’’Avanti!”, portavoce di Craxi e di Pertini. [...] ”Io ero direttore di un giornale quando Craxi portava i calzoni corti”. E questo che vuol dire? ”Vuol dire che la mia carriera non si discute. Quando Craxi mi ha fatto direttore del Tg2, sono stato io che ho fatto un piacere a lui, non viceversa [...] Pertini? Ho tentato tre volte di persuaderlo a fare senatore a vita un compagno: prima Lombardi, e lui mi disse: ’Semel abbas semper abbas’, perché era stato da ragazzo nell’Azione Cattolica. Poi Francesco De Martino e lui mi rispose: ’Mentre io ero in carcere lui giurava fedeltà al duce’. Infine Nenni e lui disse: ’Con quella bocca a culo di gallina mi ha tenuto quattordici anni fuori dalla direzione’ [...] I socialisti hanno fatto guerre terribili fra loro. Il paradosso di Craxi è che era veramente socialista. Aveva un grande senso di solidarietà [...] Io sono stato comunista dal ’42 al ’56. La gente come Veltroni che nega di essere stata comunista non sa che cosa è stato il Pci, una grande fucina politica, una grande scuola di cultura civile [...] La miseria. Mio padre e mia madre che si divisero. L’intelligenza di mia madre. La scuola della strada napoletana. Napoli non era così terribilmente nevrotica come oggi [...] Io stavo nel Guf, una delle invenzioni più geniali di Mussolini. Prendere i ragazzi proprio nell’età in cui si esplode, tra i 18 e i 25 anni, e fargli fare cultura, arte, politica, sport. Idea geniale e controproducente [...] Perché ha prodotto nemici ed eretici [...] Ho cominciato scrivendo di cinema. Modestamente sono un buon critico cinematografico [...] Durante la guerra finii in una banda partigiana. Cominciai a lavorare per Radio Napoli dove conobbi mia moglie che cantava e recitava. Poi risalii l’Italia con quello che rimaneva dell’Eiar, la Rai di allora. A Bologna assunsi Enzo Biagi. A Milano fui assunto dall’Unità’. Poi ’Milano Sera’, ’Repubblica d’Italia’, ’Gazzetta dello sport’, ’Giornale d’Italia’, ’Paese sera’. Rimasi lì fino al ’56. All’invasione dell’Ungheria me ne andai dal giornale e dal Pci. [...] Maestri? Gaetano Afeltra. Era come imparare giornalismo da Totò ed Eduardo. Ti spiegava talmente bene come dovevi fare i pezzi che era come se te li dettasse. Una volta mi svegliò alle due di notte e mi disse: ’ morto Coppi’. E cominciò a dettarmi il mio pezzo. Un pezzo bellissimo. La mattina dopo ricevetti i complimenti di tutti [...] Mi ha cacciato solo Pertini. Ma io gli volevo bene. Forse è vero che sono stato un cortigiano, ma non di Craxi, di Pertini. Un vecchio eroe, un coraggio strepitoso. Aveva dato il primo incarico a un laico, Spadolini, e il primo incarico a un socialista, Craxi. E Dio solo sa se lui teneva sulle palle Craxi! Lo detestava! [...] L’anticomunismo di Craxi gli era insopportabile. Non dimenticare che Sandro è andato a prendere il cadavere di Berlinguer a Padova e l’ha portato a Roma in aereo. E ci ha fatto perdere 300 mila voti [...] Una volta Saragat mi disse: ’Sandro è un eroe, soprattutto se c’è la televisione’. [...] A me dava del lei. Per tenermi un po’ distante. Una sera a cena [...] a casa mia, io e mia moglie rivolgevamo la parola a sua moglie e lui, appena lei apriva bocca, diceva: ’Stai zitta tu, Carla!’. Lei, per sfotterlo, lo chiamava Primo cittadino [...] L’unico che poteva influenzarlo era Eugenio Scalfari. Per Eugenio aveva una venerazione e da lui si faceva guidare. Si telefonavano in continuazione. Tutta la deriva filo-comunista e moralistica di Sandro era alimentata da Scalfari [...] La prima volta che dette l’incarico a Craxi. Bettino si presentò al Quirinale in jeans. Sandro si incazzò moltissimo e lo rimandò a casa a cambiarsi [...] Io sono napoletano e l’adulazione del napoletano è l’adulazione di Pulcinella. C’è sempre un fondo di sfottò. Non è compiacenza ma uno strumento di sopravvivenza. Abbiamo avuto tredici invasioni straniere! [...] Il direttore è il padrone dopo Dio. L’adulazione è una difesa contro il suo potere schiacciante [...] Sono stato molto severo come direttore. Facevo il mattinale, crudele pratica, elencando gli errori miei e quelli della redazione [...] Mi detestavano [...]”» (Claudio Sabelli Fioretti, ”Sette” n. 14/2002).