Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2003  settembre 30 Martedì calendario

Vi piacerebbe tornare indietro nel tempo pochi istanti dopo il Big Bang, l’esplosione iniziale che diede origine all’Universo? O curiosare dentro il nucleo dell’atomo, tra protoni, quark e altre particelle misteriose? Ci sono dei luoghi nel mondo dove tutto questo è possibile: i laboratori di fisica delle particelle

Vi piacerebbe tornare indietro nel tempo pochi istanti dopo il Big Bang, l’esplosione iniziale che diede origine all’Universo? O curiosare dentro il nucleo dell’atomo, tra protoni, quark e altre particelle misteriose? Ci sono dei luoghi nel mondo dove tutto questo è possibile: i laboratori di fisica delle particelle. Qui i fisici studiano le più piccole componenti della materia con strumenti potentissimi e spesso giganteschi. Tra i più affascinanti, gli acceleratori, lunghi tubi sotterranei dove elettroni, protoni o altri corpuscoli vengono accelerati quasi alla velocità della luce (300mila chilometri al secondo), e poi fatti scontrare tra loro. Nell’impatto, violentissimo, le particelle si spezzano e producono elementi ancora più piccoli, che in natura non esisterebbero liberi. Così, sottoterra, facendo collidere ioni pesanti (d’oro o piombo) è possibile ricreare, anche solo per un momento, le condizioni presenti nei primissimi istanti dopo il Big Bang. Vedremo che esistono diversi tipi di acceleratori: lineari (linac), in cui un flusso di particelle viene sparato su un bersaglio, o circolari (sincrotroni), dove le particelle girano infinite volte e, continuamente accelerate, raggiungono velocità stratosferiche. Non è solo per curiosità intellettuale che si costruiscono queste macchine: dalla medicina alla tecnologia, le applicazioni sono straordinarie. Alcuni acceleratori, come lo Spring8 in Giappone, emettono una luce (detta di sincrotrone) che funziona più o meno come i raggi x per le radiografie, ma è molto più penetrante e meno dannosa per l’uomo. Protoni accelerati vengono anche impiegati nel trattamento dei tumori, per uccidere selettivamente le cellule maligne: il bersaglio del fascio in questo caso è il corpo umano. E l’Italia in questo campo è all’avanguardia: a Catania, dal 2001 i Laboratori Nazionali del Sud dell’Infn (Istituto nazionale di fisica nucleare) hanno messo in funzione un raggio di protoni da 62 Mega elettron Volt per la cura dei tumori dell’occhio. E a Pavia, vicino al Policlinico San Matteo, nel 2007 dovrebbe entrare in funzione un sincrotrone dal diametro di 25 metri, dove ioni carbonio o protoni, alla metà della velocità della luce, saranno distribuiti a tre sale di trattamento. Gli acceleratori sono come dei giganteschi microscopi. Più è piccolo l’oggetto da studiare, più deve essere grande l’apparecchio. Nel mondo, quelli che usano le alte energie sono una decina: ne abbiamo scelti cinque (nella cartina). Il più imponente, finora, era il Lep al Cern di Ginevra, con i suoi 27 chilometri di circonferenza, ormai smantellato per far posto a un acceleratore ancora più potente: l’Lhc, che entrerà in funzione nel 2007. Qui, tra le altre cose, si cercherà di ”vedere” l’inafferrabile bosone di Higgs, che darebbe la massa ai corpi, la cui esistenza è stata prevista dai fisici teorici, ma nessun esperimento finora è riuscito a dimostrare.