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 2003  settembre 27 Sabato calendario

In Cina il "Pent-t’Sao Ching" (una summa di nozioni medico-farmaceutiche risalente al 2737 a.C.) raccomandava l’uso della cannabis nei «disordini femminili, gotta, reumatismo, malaria, stipsi e debolezza mentale», con l’avvertenza che l’eccesso nelle dosi può far «vedere demoni»

In Cina il "Pent-t’Sao Ching" (una summa di nozioni medico-farmaceutiche risalente al 2737 a.C.) raccomandava l’uso della cannabis nei «disordini femminili, gotta, reumatismo, malaria, stipsi e debolezza mentale», con l’avvertenza che l’eccesso nelle dosi può far «vedere demoni». In India, la canapa («pianta che libera dall’ansia») compariva come elemento magico-medicinale nell’Atharvaveda (III millennio a.C.) e riferimenti alla cannabis si trovano pure in testi assiri del VII secolo a.C. Sconosciuta nell’antica Grecia, figura tra le 785 sostanze medicamentose elencate da Dioscoride nei cinque volumi del "De materia medica" (fine dell’VIII secolo). Oscurata nei primi secoli del secondo millennio dall’oppio, la cannabis tornò a diffondersi in Occidente nella prima età moderna, al tempo dei grandi viaggi e delle esplorazioni che portano in Europa numerose sostanze di origine vegetale. Nel 1621 la pianta compare in "The Anatomy of Melancholy" del sacerdote inglese Robert Burton. Gli studi medici invece risalgono all’Ottocento: William O. Shaughness, chirurgo dell’esercito inglese, ne consigliava l’uso nel reumatismo acuto e cronico, nell’idrofobia, nel colera, nel tetano e nelle convulsioni infantili. Il contemporaneao J.J. Moreau de Tours (autore de "L’hashish e l’alientazione mentale") ne sottolineava l’efficacia terapeutica nelle malattie mentali. Dalla metà dell’Ottocento fu usata anche per favorire le contrazioni uterine durante il parto, come sedativo, ipnoinducente e per combattere i dolori mestruali. Usata come analgesico, antispasmodico e antidepressivo non era aspirata con il fumo, ma somministrata per bocca, in genere sotto forma di tintura (estratto alcolico). In Itlia, nel 1849 Carlo Erba estrasse dalla pianta il principio attivo avviando la commercializzazione dei preprati ufficiali. A fine Ottocento, John Russell Reynolds riassumeva per la rivista medica "The Lancet" decenni di pratica nell’uso terapeutico della cannabis: «incomparabile» nell’insonnia senile; utile come analgesico nelle nevralgie, nell’emicrania e nella dismenorrea; assai efficace negli spasmi muscolari di varia natura ( ma non nell’epilessia). Dubbia l’efficacia nell’asma, nella depressione e nel delirio alcolico.