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 2003  settembre 29 Lunedì calendario

Cinema Semiramide di Bagdad, le due del pomeriggio. Questa settimana danno "Selvaggiamente" e "La signora della luna nera"

Cinema Semiramide di Bagdad, le due del pomeriggio. Questa settimana danno "Selvaggiamente" e "La signora della luna nera". In locandina, scene di coppie che si baciano, donne con addosso solo stelline o petali di rosa. Nell’atrio, uomini in attesa. Nel suo sgabuzzino, il gestore Rahman che dice: "Diamo solo film d’azione. Commedie. Film egiziani". E le scene di sesso? Un sorriso: "Non si vedono. Le copriamo tutte". Ogni giorno, 120 spettatori. Tutti uomini. Mille dinari (mezzo euro) il biglietto. Fuad, 30 anni: "Prima si veniva qui per dormire con l’aria condizionata. Adesso per i film. Si vede tutto". Nessuna paura di una bomba come a Mossul? "Nooo. Qui è tranquillo. Al Semiramide siamo al sicuro". Dei 14 cinema aperti a Bagdad, 11 sono raccolti nella stessa zona. Il Semiramide sta a poche decine di metri dal carro armato che protegge l’albergo dove sta la Cia. Forse è per questo che Fuad si sente tranquillo. La settimana scorsa a Mossul, nel Nord, una bomba ha ucciso due spettatori in un cinema dove davano un film porno. Nessuna rivendicazione. Ma la matrice è chiara. "Chi guarda certi film sarà punito". Quando c’era Saddam, al cinema non davano "Selvaggiamente". Adesso i film arrivano dall’Oriente via Giordania. Niente videocassette. Si noleggiano Dvd. Mezzo euro al giorno. Un euro l’acquisto. Mothana ha un negozio a Bagdad ovest: "Vanno soprattutto film d’azione". Porno? "Ce li chiedono gli americani. Ma non li teniamo". Perché? Un negozio li aveva e l’hanno mitragliato i feddayn qualche settimana fa. Ora vende frigoriferi. La gente non rischia. E certa roba la vede con la parabola". Quando c’era Saddam, le parabole erano vietate. Ora con 25 dollari si compra antenna e decoder. E con altri 15 una "card" taroccata che permette di prendere i canali stranieri. Compresi quelli porno. Smanettare con il telecomando non è più un reato. E’ la nuova ossessione degli iracheni. Altri reati sono rimasti. A Karbala, a un’ora di auto da Bagdad, la polizia irachena ha arrestato un ragazzo e una ragazza sorpresi a fare sesso fuori dal matrimonio. Gli americani li hanno rilasciati (hanno liberato anche un uomo sorpreso a rubare scarpe in una moschea). Il giudice Fadil Shahid ha protestato: "E’ contro la legge islamica e contro le nostre convinzioni". "Il sesso fuori dal matrimonio in questo Paese è ancora un tabù - dice davanti a una birra Ahmed, 36 anni, ingegnere -. Si pratica, ma non si dice. A volte viene tollerato se l’uomo è in grado di dare benessere alla donna e alla famiglia di lei". Ahmed ha una compagna con la quale passa quattro notti alla settimana. Ufficialmente, la sua famiglia non lo sa. Non è cambiato nulla con la fine del vecchio regime? "Mi sembra che la gente abbia più paura di prima. Sotto Saddam i feddayn di Uday colpivano prostitute e protettori. Un paio di anni fa ne rapirono cento. Il giorno dopo, fecero trovare i cadaveri per strada, ciascuno davanti alla propria casa". E adesso chi fa paura? "I partiti religiosi. C’è il timore che gli imam possano imporre regole più severe". Al commissariato di Al-Saadoun dopo la fine della guerra si registra un aumento dei "crimini d’onore": donne uccise per adulterio, per relazioni non approvate dalla famiglia. Soprattutto nei quartieri popolari sciiti come Al-Sadr City (l’ex Saddam City). La "libertà dei costumi sessuali" è un peccato anche per la responsabile delle donne comuniste, Aklas Akthaijar Mutlak. Capelli lunghi, pantaloni, sandalo con la zeppa, Aklas non ha come modello la Cuba dell’amore "libre". Perché i mariti possono fare sesso con altre persone mentre se lo fanno le mogli vengono perseguitate? "Non è su questo che si misura l’uguaglianza". Ma è giusto condannare una donna che tradisce il marito? "Più che della legge, quella donna deve preoccuparsi della sanzione inflitta dalla famiglia e dalla tribù". Certi imam sono più flessibili di Aklas (anche se sempre in favore degli uomini). "C’è una pratica chiamata zawag al muta - spiega Ali, autista -. Un matrimonio temporaneo, di svago. Ne può godere un uomo già sposato che ha una relazione con un’altra. Può durare due settimane, un mese, due mesi. Dipende dal "contratto". Con Saddam, per avere l’autorizzazione bisognava passare da un tribunale. Adesso si va da un imam, si dà qualche soldo ed è fatta". Il giovedì in Iraq è il giorno delle nozze e del sesso, perché l’indomani è festa. Dopo la guerra, ci si sposa più di prima (il 50% dei matrimoni è tra cugini di primo o secondo grado). Gli uomini tengono in auto confezioni di Samagra. E’ il Viagra iracheno, prodotto in una fabbrica di Samara. Poi c’è quello di produzione siriana, e indiana (un dollaro a pillola). Quando fu ucciso Uday Hussein, il primogenito di Saddam, nella sua borsa oltre ai soldi trovarono una scatola di Viagra originale, un preservativo, dei boxer e due borsette da donna. Nella Bagdad della "libertà americana" è impossibile incontrare ragazzi mano nella mano. "Essendo un Paese islamico, la gente qui incoraggia il matrimonio, meglio se in giovane età - dice in ottimo inglese la dottoressa Nara Alward, docente di medicina all’università -. I ragazzi hanno delle simpatie, ma tutto si limita quasi sempre a telefonate e incontri: all’università, in certi ristoranti, in alcuni club. Quello che le ragazze temono più di tutto è perdere la verginità e restare incinte. Possono essere punite severamente, non solo nelle famiglie musulmane. Anche in quelle cristiane. E’ una questione sociale, non religiosa". A sei mesi dall’arrivo degli americani, nelle campagne irachene ogni tanto si vedono bandiere bianche sui tetti. Non è un segno di resa. E’ usanza che dopo le nozze il marito issi sul tetto un drappo. Un pezzo del lenzuolo della prima notte. Deve essere bianco. E’ il segno che la moglie non sarà ripudiata. Michele Farina