Marco Gasperetti Macchina del Tempo, ottobre 2003 (n.10), 27 settembre 2003
Fibra di carbonio dalla resistenza infinita o alluminio della nuova generazione, rigido e leggero. Oppure titanio e magnesio, leghe progettate per le astronavi
Fibra di carbonio dalla resistenza infinita o alluminio della nuova generazione, rigido e leggero. Oppure titanio e magnesio, leghe progettate per le astronavi. E ancora: geometrie studiate nella galleria del vento come per la Formula 1, leve sofisticatissime, mozzi, sospensioni, cuscinetti, raggi a prova di urto, ruote lenticolari dalle sagome bizzarre, manubri inalterabili e selle, anche loro, dai mille accorgimenti hi-tech. Persino l’idrogeno è arrivato a sconvolgere la tranquilla ingegneria della bicicletta. Ecologica e salutare lo è ancora, ma la vecchia e cara due ruote ha cambiato volto. O meglio ha indossato la maschera della tecnologia più spinta che, entro il 2005, la trasformerà ancora. E stavolta sarà un’evoluzione elettronica: Campagnolo sta per lanciare il cambio senza cavi interamente comandato da un computer. Lo ha provato al Tour de France Gilberto Simoni con risultati sorprendenti. I vantaggi? «Pesa cento grammi in meno di un cambio tradizionale», spiega Francesco Zenere, capo ufficio stampa della società vicentina, «e poi, grazie al computer collegato, si regola premendo un pulsante ed evitando interventi spesso complicati. Adesso stiamo studiando una versione senza fili per ridurre ancora il peso e aumentare l’efficacia». In attesa di avere bici con tecnologia wireless, la ”due ruote” evolve. Oggi sono soprattutto due i materiali impiegati per realizzare i telai: carbonio e alluminio. Il primo ha un prezzo elevato (un telaio può superare 10mila euro, una bicicletta anche 20mila), ma una resistenza e rigidità eccezionali, garantendo allo stesso tempo un buon comfort. L’alluminio, invece, è molto più economico, è anch’esso rigidissimo, ma ha lo svantaggio di essere meno robusto. è il preferito dai ciclisti dilettanti e da quasi il 50% dei professionisti anche grazie alla sua modularità, cioè la possibilità di cambiare facilmente misure e geometrie. C’è anche un terzo materiale per costruire telai da corsa: il titanio, una lega antiossidante impiegata in campo aerospaziale e medico per la costruzione di protesi da inserire nel corpo umano. Una bicicletta al titanio è rigida, resistente (molto più dell’alluminio), non teme la corrosione della ruggine, ma allo stesso tempo costa di più dell’alluminio e, anche se non arriva alle cifre del carbonio, ha caratteristiche inferiori. Dunque il titanio, dopo un certo interesse di mercato verso la fine degli anni ’90, è diventato un prodotto di nicchia. Infine, come new entry, ecco il magnesio, anch’esso sfornato dai laboratori della Nasa. In Italia bici in magnesio sono realizzate solo da un costruttore: Pinarello di Treviso. Spazio invece al carbonio, il vero trionfatore della bici tecnologica. Ma attenzione. Non tutto il carbonio è uguale: cambiando la qualità del materiale, composizione e densità, mutano radicalmente le filosofie di costruzione, le architetture, gli accorgimenti tecnici. Perché anche la ”semplice” bicicletta è diventata così sofisticata da avere caratteristiche diverse secondo marche e modelli, come le auto. Così si può decidere se puntare su performance e scatto, scegliendo telai rigidissimi prodotti da determinate marche, oppure scegliere un mix tra prestazioni e comfort. Qualche esempio? La De Rosa, uno dei produttori più apprezzati nel mondo, ha un modello di punta chiamato King, che ha una peculiarità rispetto ai concorrenti: nonostante sia monoscocca (realizzato da un unico stampo e quindi con maggiore solidità) è interamente modulare e i tubi possono essere modificati cambiando geometrie e misure degli angoli. Spiega Cristiano De Rosa, uno dei titolari della società: «I tubi di carbonio sono annegati all’interno della struttura: così si ha il vantaggio del telaio monoscocca, ma allo stesso tempo quello di un comune telaio a congiunzione con maggiori possibilità di intervento per regolarlo secondo le esigenze del ciclista. La King ha un telaio di un chilo e 100 grammi, fino a mezzo chilo in meno rispetto ai concorrenti». De Rosa non ha dimenticato l’alluminio e sta per dare vita a una nuova metodologia per lavorare il metallo: sarà usato un sistema di iniezione di olio caldo nello stampo capace di dare al tubo le forme preferite. Una vera rivoluzione, dicono i tecnici della società di Cusano Milanino (Milano). Rivoluzione hi-tech si respira da anni nei laboratori della Colnago, uno dei miti della bicicletta made in Italy. La società di Cambiago (Milano) ha avviato una collaborazione con la Ferrari per lo scambio di informazioni tecniche, studio dei materiali e prove nei laboratori computerizzati. Biciclette e auto possono apparire antitetiche, eppure la Formula 1 ha molte analogie con il mondo delle bici, perché anche qui tecnologia e performance hanno un ruolo decisivo. Così dalla collaborazione Colnago-Ferrari è nata ”Cf3”, una monoscocca in fibra di carbonio superleggera (appena 7 chili) con geometria aggressiva e tiratura limitata. Ma nell’immediato futuro della ”Ferrari delle biciclette” ci sono due modelli super hi-tech per la corsa e per il turismo. Il primo si chiamerà C-50 e avrà un telaio in carbonio dall’ingegneria sofisticata e innovativa. Dice Alessandro Colnago, responsabile marketing: «Siamo riusciti a incollare, grazie a un prodotto speciale, congiunzioni in carbonio monoscocca e tubi in carbonio. Il risultato è una struttura con le caratteristiche proprie di un telaio monoscocca, ma con la possibilità di personalizzare senza limiti la misura, con un peso minore e un comfort superiore. Dunque con costi di produzione inferiori». La C-50 sarà il modello di punta per il 2004, insieme a un’altra grande novità in collaborazione con un altro marchio di prestigio: Maserati. La Colnago-Maserati sarà una bicicletta da strada, ma dotata di accorgimenti tecnici (leggerezza e geometrie dei telai, equipaggiamenti con cambi professionali) presi in prestito dal mondo corse. Insomma (e il paragone ancora una volta non è casuale) un po’ come accade nel circolo della F1 dove le invenzioni su pista diventano poi lo standard per le auto da strada. Un’altra casa produttrice, stavolta multinazionale, che punta alla tecnologia è l’asiatica Giant. Il modello di punta si chiama Tcr, costruito interamente in carbonio. «Per la realizzazione dei telai in carbonio, utilizziamo fibre con gradazione aerospaziale T-700», spiega Alessandro Primon della Giant Italia, «e la tecnologia a strati. In altre parole le fibre di carbonio sono posizionate in un’unica direzione su una base di resina. Così facendo si formano sottili strati unidirezionali per concentrare l’energia. E i telai da corsa Giant adottano la geometria slooping compact road con un carro posteriore più corto per avere una bici più aggressiva negli scatti e leggera». Anche la Giant ha avviato una collaborazione con un team automobilistico (Renault) e ha realizzato la XTC NRS, la prima mountain-bike al mondo con l’ammortizzatore posteriore intelligente. In pratica la bicicletta riconosce automaticamente se il manto stradale è asfaltato o sconnesso e regola gli ammortizzatori. Il risultato è eccellente perché non si perde potenza. Il disegno della Giant è inconsueto per una bicicletta, studiato per evoluzioni sportive, ma anche per affrontare la gincana del traffico di tutti i giorni. Infine la bicicletta al magnesio, lega utilizzata sino a ora in campo aerospaziale e automobilistico. «In magnesio è Dogma, il nostro prodotto di punta», dice Andrea Pinarello, titolare della società trevisana. «I vantaggi del magnesio? A parità di resistenza è più leggero del carbonio». Il telaio della Dogma pesa 1 chilo e mezzo e tutta la bicicletta poco più di sette. I prezzi? Intorno ai 5 mila euro. Ma tutta questa tecnologia serve davvero? «Sì, il mezzo è importante ma non deve essere troppo enfatizzato», risponde il campione italiano di ciclismo Paolo Bettini, numero uno nella classifica mondiale. «Io corro con un telaio di carbonio, la bicicletta supera di poco i 7 chili e, grazie alle sue geometrie, mi permette di sfruttare al meglio la pedalata. Anche il cambio è fondamentale: ho visto molti colleghi perdere una gara per un problema tecnico di cambio». Infine due parole sugli ibridi, ovvero le bici equipaggiate con motore elettrico. La Honda ha realizzato un modello ”ibrido”, la Racoon, dotata di una batteria capace di un’autonomia di quasi 40 km e già pensa a un prototipo capace di raddoppiare la percorrenza con una sola ricarica. L’Aprilia sfida poi il futuro con ”Enjoy Fuel Cell”, la prima bici all’idrogeno. Pesa 24 kg e ha un motore elettrico alimentato da celle all’idrogeno gassoso. Il serbatoio è nascosto nel corpo della bici. Viaggia a 30 km/h ha un’autonomia di circa 70 km. Costerà 2500 euro. Ma sarà proprio una bicicletta? Marco Gasperetti