Federico Ferrazza Macchina del Tempo, ottobre 2003 (n.10), 27 settembre 2003
Il problema più grande è in Puglia. Questa regione, a differenza delle altre, non ha una rete idrografica ricca di acqua
Il problema più grande è in Puglia. Questa regione, a differenza delle altre, non ha una rete idrografica ricca di acqua. Oltre 20 mila ettari del Tarantino e del Salento nello scorso secolo sono stati attrezzati per l’irrigazione ma non hanno mai ricevuto acqua. Colpa della struttura geologica di gran parte del territorio e della privazione di acqua destinata ai campi per uso potabile. Eccettuati i fiumi Ofanto e Fortore - che attraversano la regione nei tratti terminali - il territorio pugliese, pur estendendosi per centinaia di chilometri da nord a sud non ha corsi d’acqua di rilievo. Come mostra la cartina qui sopra, si è pensato di chiedere un favore alle regioni confinanti, che hanno acqua in abbondanza. Così nel 2002 sono stati presentati i primi progetti per ampliare e, soprattutto, bonificare il sistema degli acquedotti pugliesi. Attualmente, infatti, gli acquedotti italiani sono un vero colabrodo: le perdite più elevate, superiori al 50 per cento, si riscontrano nelle reti di Abruzzo, Campania, Puglia e Calabria. I problemi della Puglia non sono isolati. Come precisa Guido Viceconte, sottosegretario del ministero delle Infrastrutture e Trasporti con delega ai problemi dell’acqua: «Ad esempio, il sud della Sardegna (la zona più abitata dell’isola) non ha acqua a sufficienza e la parte settentrionale (affollata soprattutto d’estate) ne ha molta». Così sono stati indicati gli interventi da eseguire soprattutto per portare l’acqua del Tirso nel sud dell’isola. «Al momento», prosegue il sottosegretario, «una delle regioni più avanti nei progetti è il Molise. Qui, sarà realizzato un acquedotto che costituirà un vero e proprio polmone idrico. Taglierà infatti centralmente la regione assicurando, sia a destra che a sinistra, acqua per le abitazioni, le industrie e i campi da irrigare». Anche per molte di queste opere (che riguarderanno tutto il Mezzogiorno) varie associazioni ambientaliste sono, a dir poco, scettiche. La paura è che i progetti non tengano in conto la sostenibilità ambientale e sociale dei lavori. Che verranno finanziati in parte dallo Stato e in parte da aziende private e prevedono il ricorso a dighe (per accumulare acqua), strutture che in Italia, come ha indicato un recente studio del Cnr, non sono sufficientemente sotto controllo e, spesso, non godono di ottima salute.