Federico Ferrazza Macchina del Tempo, ottobre 2003 (n.10), 27 settembre 2003
Otto anni. questo il tempo che lo Stato, la Regione Veneto e il Comune di Venezia si sono dati per realizzare il Mose (MOdulo Sperimentale Elettromeccanico), il progetto che dovrà risolvere il problema dell’acqua alta nella laguna più celebre del mondo
Otto anni. questo il tempo che lo Stato, la Regione Veneto e il Comune di Venezia si sono dati per realizzare il Mose (MOdulo Sperimentale Elettromeccanico), il progetto che dovrà risolvere il problema dell’acqua alta nella laguna più celebre del mondo. La realizzazione del progetto è affidata al Consorzio Venezia Nuova che ne ha presentato uno rivoluzionario: un sistema di 78 dighe mobili installate alla bocca di Chioggia (18) e a quella di Malamocco (19). Alla bocca di Lido, invece, poiché larga il doppio, sono montate due file di 21 e 20 dighe. Ma come funzionano esattamente queste paratoie (lunghe tra 18 e 28 metri e larghe 20)? Il meccanismo è semplice. Le dighe al loro interno sono cave e quando non sono in azione sono piene d’acqua. Questo fa sì che, essendo più pesanti dell’acqua stessa, rimangano sul fondo della laguna, in una posizione orizzontale all’interno di cassoni prefabbricati in calcestruzzo armato, posti dentro uno scavo così da non sporgere al di sopra del fondale. Quando, invece, un mareografo segnala l’arrivo di una marea superiore ai 110 centimetri di altezza, le dighe vengono immediatamente svuotate dell’acqua grazie all’immissione di aria compressa. In questo modo le paratoie si sollevano ed emergono ruotando intorno all’asse delle cerniere. Dall’avviso del mareografo al posizionamento delle dighe passano tra le quattro e le cinque ore. Secondo i progettisti, il Mose (che costerà 2,3 miliardi di euro e per la cui gestione e manutenzione serviranno circa 9 milioni di euro) garantisce non solo la difesa totale dalle acque alte, ma anche l’attività del porto, la qualità dell’acqua e la tutela della morfologia lagunare. Su quest’ultimo punto, però, non sono tutti d’accordo. Sono ben 37 anni che ambientalisti, scienziati e politici di tutto il mondo discutono su come risolvere il problema dell’acqua alta e da 15 anni (nel 1988 è stato presentato per la prima volta il Mose) si battono per impedire che il progetto si realizzi. Gli oppositori, infatti, sostengono che i danni per la costruzione del Mose sarebbero di gran lunga superiori ai benefici. Dicono: «Bloccare le acque, non consentendo al mare un naturale ricircolo, potrebbe mettere in pericolo la fauna ittica e consentirebbe un accumulo di sostanze tossiche». Alcuni inoltre ritengono che il progetto si basi su vecchie previsioni dell’innalzamento del livello del mare. Nonostante le critiche, comunque, i lavori - che vedranno all’opera più di mille persone - sono stati avviati nel maggio scorso.