(Robert Fisk, ཿl’Unità 25/9/2003), 25 settembre 2003
"Dai tombini rigurgitano i liquami, ci sono solamente 15 ore di energia elettrica al giorno e l’anarchia impazza per le strade di Baghdad, ma martedì l’inerme ”consiglio provvisorio” iracheno dell’America ha ruggito come un leone emanando una serie di limitazioni e minacce
"Dai tombini rigurgitano i liquami, ci sono solamente 15 ore di energia elettrica al giorno e l’anarchia impazza per le strade di Baghdad, ma martedì l’inerme ”consiglio provvisorio” iracheno dell’America ha ruggito come un leone emanando una serie di limitazioni e minacce... contro la stampa, naturalmente. Rivolte prevalentemente ai canali satellitari arabi ”Al-Jazeera” e ”Arabia” che trasmettono sempre le cassette registrate di Saddam Hussein, le norme quasi orwelliane - ciascuna delle quali inizia con "non" – significano in pratica che la stampa irachena o straniera e le emittenti televisive possono essere chiuse se ”auspicano il ritorno del partito Baath o trasmettono qualsivoglia dichiarazione che rappresenti direttamente o indirettamente le posizioni del partito Baath (sic!)”. [...] Ci sono stati casi in cui la libera stampa irachena attualmente in tumultuosa crescita – nella sola Baghdad si pubblicano oltre cento quotidiani - ha incitato alla ”jihad” contro le autorità di occupazione fornendo altresì informazioni totalmente false sul comportamento dei soldati americani. Ma l’apertura di una scuola di giornalismo sarebbe più utile dell’elenco di divieti pubblicato ieri".