Maurizio Crosetti, ཿla Repubblica 26/9/2003;, 26 settembre 2003
Il ”cucchiaio” di Francesco Totti, spiegato da Maurizio Crosetti (’la Repubblica”): "Diverso dal pallonetto che s´alza, s´abbassa e stop, il cucchiaio (più un colpo da biliardo) fa ruotare la palla in senso inverso alla parabola, con effetto a rientrare che disorienta il portiere"
Il ”cucchiaio” di Francesco Totti, spiegato da Maurizio Crosetti (’la Repubblica”): "Diverso dal pallonetto che s´alza, s´abbassa e stop, il cucchiaio (più un colpo da biliardo) fa ruotare la palla in senso inverso alla parabola, con effetto a rientrare che disorienta il portiere". Altri marchi di fabbrica: ”La rabona di Maradona" ("cross da effettuarsi con un piede che passa dietro l´altro, in corsa, per andare a colpire il pallone da sotto. Imprevedibile e quasi impossibile. Diego lo faceva naturalmente col sinistro, e l´avverbio vale sia per l´ovvietà del suo magico piede che per la naturalezza"), ”La foglia morta di Corso” ("La palla pareva sgonfia, e volava rotolando con languida stanchezza. Finiva quasi sempre all´incrocio". L’ex interista: "Una roba che hai dentro, è di natura. Il mio primo allenatore, il signor Marini, insistette molto perché mi allenassi con quel tiro. Aveva ragione. La palla va colpita d´esterno sinistro, tipo Chivu ma con più leggerezza, più morbidi. Avere il piede piccolo non guasta"), ”La rovesciata di Riva” ("Ma sarebbe meglio dire sforbiciata. Quella che segnò allo stadio ’Menti’ di Vicenza potrebbe servire per propagandare il calcio tra i marziani o in alcune tribù selvagge dell´Amazzonia non ancora scoperte"), ”La rovesciata di Parola” (sulle figurine Panini), ”Il tacco di Socrates” ("il filosofo del calcio brasiliano giocava di schiena meglio di come tanti professionisti facciano oggi di fronte. Col tacco apriva il gioco, scambiava con i compagni, andava in gol"), ”Il doppio passo di Biavati” ("andava, si fermava, saltava sopra il pallone: si rischia d´inciampare anche solo a descriverlo, ma lui mai"), la ”zona Cesarini”, Il ”dribbling finta cross” di Claudio Sala ("Tre azioni in una, il poeta del gol racconta come: ’Intanto, bisogna avere due piedi buoni e quasi uguali. Io li avevo. Era puro istinto: si dribbla, ci si ferma e qui il difensore non sa come crosserai, dove, quando e con quale piede. Io riuscivo a farlo anche a trenta centimetri dalla linea di fondo. Mai sbattuto contro il terzino. Si gioca nello strettissimo’"), ”Il tunnel di Sivori” ("lo eseguiva in punta di piede sinistro, anche due volte di seguito. Non era solo abilità, era provocazione. Infatti la vendetta arrivava, però colpire le gambe di Sivori era quasi più difficile che evitare il tunnel puntuto"), ”Lo stop & giro” di Muller ("Gerd Muller: la sua specialità era fermare la palla, assumerla quasi in sé proteggendola dall´avversario con gesto avvolgente, poi voltarsi di scatto e tirare nell´angolino. Tutto in pochi attimi"), ”Il ’dài e vai’ di Platini" ("Nel suo fantastico e completissimo repertorio, ci piace qui ricordare il modo in cui disegnava le triangolazioni. Spesso era lui stesso a concluderle"), ”Lo scorpione di Higuita” ("Il più folle tra i portieri si tuffava e poi parava con il piede mentre l´azione proseguiva, quasi sempre uncinando la palla col tacco"), ”Le tre dita” di Roberto Carlos. ("Calcio di punizione già brevettato da Rivelino, Eder e Branco. In Brasile sostengono che il pallone vada colpito con le ultime tre dita del piede, direttamente sulla valvola. L´effetto è quello di una farfalla a reazione. Imparabile e impagabile"), ”Il ’tiro a giro’ di Del Piero” ("Consiste nell´arrotolare la palla sul secondo palo dopo una parabola aggirante, su punizione ma anche in corsa"), ’La testata immobile di Pruzzo” ("Saltava molto in alto, ma non era questo il punto. Il punto era il lungo momento in cui Roberto Pruzzo sapeva restare fermo in aria, sollevato da ali invisibili, prima di dare forza ai muscoli del collo. Modello inarrivabile: il gol di Pelè contro l´Italia nel ´70"), ”L´ultimo tocco di Rossi” ("Sapere dove andrà la palla, vedere le cose non solo prima degli altri ma prima che accadano. Poi mettersi lì. Anzi, esserci già").