Varie, 25 settembre 2003
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Marias Javier
• Madrid (Spagna) 20 settembre 1951. Scrittore. Famiglia di intellettuali antifranchisti. Giovanissimo, nel 1971 pubblicail suo primo romanzo Los dominios del lobo. Si laurea a Madrid nel ”73. Professore a Oxford e Madrid ,ha vinto il Premio Herralde de Novela 1986 e nel 2000 il Grinzane Cavour. Tra i suoi libri, pubblicati in Italia da Einaudi, Domani nella battaglia pensa a me e Il tuo volto domani • «La sua opera letteraria si caratterizza per il gusto della digressione e per una reiterazione quasi ossessiva - ma quanto seducente - di temi e situazioni esistenziali, personaggi e espressioni verbali. [...] In genere passa le notti scrivendo, si sveglia tardissimo, ma è avvicinabile (attraverso le sue amicizie più strette, e non prima delle sei del pomeriggio), è un antipresenzialista deciso a difendere dalle volgarità mondane la sua vita personale, ma risulta un uomo amabilissimo, ironico e anche piuttosto chiacchierone, un inarrestabile affabulatore e (molto involontariamente) seduttivo. [...] ”A me piace moltissimo la musica, e a volte penso che - nella misura delle possibilità della scrittura - io tenti di fare delle cose che spesso si fanno con la musica... [...] Nelle mie reiterazioni non ci sono mai le stesse identiche parole, ci sono sempre delle variazioni, ci sono quelli che chiamerei echi o sistemi di risonanze, come appunto succede nelle opere musicali... La musica diventa ancora più emozionante quando si riconosce un tema, un motivo a volte suonato da un singolo strumento a volte dall´intera orchestra... Quando ripropongo un´espressione verbale, una formula linguistica, magari un intero paragrafo, la mia intenzione è che l´effetto sia sempre un po´ diverso dalle volte precedenti e che possa perfino illuminarle... In genere a me sembra un´operazione molto deliberata, ma forse no, c´è forse qualcosa di più misterioso, d´inconsapevole appunto... [...] Quello che c´è nei miei romanzi è un pensiero letterario, un elemento che del resto ha sempre fatto parte della letteratura, anche se oggi non è più tanto frequente. Pensiero letterario non vuol dire pensare sulla letteratura, cosa che a me annoia molto: questi romanzi metaletterari mi sembrano così stupidi...» [...] Come c´è un pensiero economico, religioso, filosofico, scientifico, così c´è un pensare letterariamente sulle cose, e questo si trova in tanti autori del passato, da Proust ovviamente allo stesso Shakespeare e senz´altro a Montaigne che non scriveva romanzi ma era letteratura la sua... Il pensiero letterario, o almeno quello che io chiamo così, è un pensare molto privilegiato che consente, ad esempio, due cose impossibili per altre forme di pensiero: non obbedisce a un processo logico di ragionamento e permette qualsiasi contraddizione... E poi, più semplicemente, come lettore, apprezzo molto un libro che - oltre a raccontarmi una storia coinvolgente - mi costringa a fermarmi e a pensare, che contenga qualcosa su cui venga richiamata la mia attenzione. [...] Ho insegnato letteratura a Oxford, negli Stati Uniti, e qui a Madrid per quattro anni alla Complutense... Mi sono fatto l´idea che le università siano luoghi dove in genere imperversa la burocrazia e si gioca al ribasso, dove impera una terribile mediocrità e dove i mediocri si proteggono tra loro... Una volta un collega mi disse: se fai troppo bene il tuo lavoro, ne pagherai le conseguenze, perché se fai una cosa che gli altri non fanno, questo crea dei problemi... E allora: si può lavorare in un luogo dove se uno fa troppo bene il proprio lavoro, questo gli si ritorce contro? Lei non me l´ha chiesto, però... [...] In genere la prima domanda che mi arriva puntualmente è: ”perché scrive?’ Ho sempre evitato risposte solenni del tipo: ho bisogno di esprimere i miei demoni, le mie ossessioni, il bambino che è dentro di me, cose ridicole... In genere io elenco due semplici ragioni: uno, non avere un capo; due, non svegliarmi presto la mattina. Le pare poco?”» (Luciana Sica, ”la Repubblica” 25/9/2003).