Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2003  settembre 25 Giovedì calendario

Courau Clotilde

• Levallois-Perret (Francia) 3 aprile 1969. Attrice. Da noi è conosciuta solo come moglie di Emanuele Filiberto di Savoia • «Sorriso morbido e occhi accesi non tradiscono al primo sguardo il caratterino [...] Anche la conoscenza con mamma Marina Doria non è stata delle più facili, uno scontro tra primedonne abituate a decidere. Primo round, perso per ko da Marina, quello sull’abito da sposa che Clotilde ha preteso fosse disegnato dal suo stilista preferito, Valentino, e non da Gai Mattiolo, fedelissimo della suocera. Imprevedibile e sicura, la Courau ha una storia non certo banale, comunque poco adatta sulla carta al formalismo degli ambienti aristocratici e della mondanità danarosa. Nata a Levallois-Perret, sobborgo di Parigi, ha vissuto la sua infanzia in Africa, nel Benin, al seguito del padre Jean-Claude Courau, ingegnere, e della madre Catherine Du Pontavice des Renardieres, laureata in lettere, discendente (dicono) di Ugo Capeto, capostipite della dinastia reale di Francia. I genitori di Clotilde si sposarono nel 1968, anno di cui abbracciarono ideali e contestazione. Una vena ribelle e anticonformista infusa anche alle quattro figlie: Clotilde, Christine, Camille e Capucine. Fino ai 7 anni la futura principessa ha vissuto nel villaggio di Cotonou, dove venne iscritta non alla scuola francese ma a quella locale frequentata da piccoli africani. Il padre costruiva strade e ponti in Benin mentre lei, scalza, assieme alle sorelle, giocava per le strade con i poveri giochi disponibili sul posto: legni, barattoli, foglie. Anni che le sono rimasti dentro e per cui ha nostalgia. ”I miei - ha raccontato Clotilde - provengono da due famiglie agiate ma avevano deciso di rifiutare ogni idea conservatrice e anche i beni materiali”.La vita selvaggia e lontano dal consumismo non salvò l’amore: Jean-Claude e Catherine si separarono. Le quattro sorelle furono costrette a ritornare a Parigi. Non fu facile. Clotilde si toglieva le scarpe in classe e non riusciva ad abituarsi ai ritmi e alle esigenze di una vita civilizzata. Alle compagne chiedeva i vestiti dismessi e non era mai a suo agio con loro. Si rifugiava allora in un mondo fantastico pensando all’Africa e coltivando la passione del teatro, medicina per la nostalgia. A 16 anni ebbe il permesso di iscriversi a una scuola di recitazione e scelse quella di Simon Florent. Da allora il suo scopo è stato uno solo: diventare famosa. Per arrivarci, senza pesare sulla famiglia, ha fatto di tutto, dalla baby-sitter alla sciampista. Debuttò sul palcoscenico, poi arrivò l’occasione del grande schermo nel 1990 con Le petit criminel, il film col quale vinse il premio come migliore attrice esordiente al Festival europeo del cinema di Berlino. Da quel momento la strada è stata in discesa, Clotilde si è piano piano imposta come una delle più promettenti attrici francesi, scegliendo sempre copioni impegnati. E come molti colleghi è stata spesso in prima fila nella difesa dei diritti civili, dalla parte degli immigrati senza documenti. ”I miei amici dicono che sono gauchista e anarchico-comunista”, ha confessato a un settimanale francese. [...] ”Non sarò solo una principessa e una moglie, sono prima di tutto un’attrice”» (’La Stampa” 25/9/2003).