Marco Basileo Macchina del Tempo, ottobre 2003 (n.10), 24 settembre 2003
La susina Molti di noi, quando vedono le susine sul banco del fruttivendolo, sono colti da un dubbio: ma si chiamano susine oppure prugne? Sono due frutti diversi o lo stesso frutto? La risposta è semplice: sono lo stesso frutto
La susina Molti di noi, quando vedono le susine sul banco del fruttivendolo, sono colti da un dubbio: ma si chiamano susine oppure prugne? Sono due frutti diversi o lo stesso frutto? La risposta è semplice: sono lo stesso frutto. Quando è fresco si chiama susina e quando è secco si chiama prugna. Coltivata originariamente in Eurasia e Nord America, la susina fu portata in Europa dopo la prima crociata, nel 1148. Oggi è prodotta soprattutto in Cina, Russia e Stati Uniti. In Italia se ne ottengono 150mila tonnellate, specialmente in Emilia Romagna e Campania. Fin dai tempi del suo arrivo nel Vecchio Continente, la susina è sempre stata molto apprezzata perché, come la prugna, ha un’azione tonica ed energetica. Agisce come diuretico, lassativo, decongestionante del fegato e disintossicante delle cellule sanguigne. Se assunta ben matura, è un vero toccasana nei casi di anemia, astenia e reumatismi. Il frutto fresco ha un sapore più acidulo, mentre le prugne sono molto dolci e nutrienti, ricche di calorie e sali minerali. Il diverso colore della buccia (giallo, blu, rosso, verde) non indica differenze di maturazione, ma solo di varietà. Anche le prugne sono ricche di virtù: avendo meno acqua, contengono quantità maggiori di zuccheri e sali minerali come potassio, fosforo e calcio. Come è noto, inoltre, la prugna ha un discreto potere lassativo, grazie alla presenza di una sostanza, la difenilisatina, che svolge una funzione stimolante a livello intestinale. Composte all’87,5 per cento di acqua, le susine forniscono 31 calorie ogni 100 grammi (le prugne, invece, 152 calorie): si trovano da giugno a dicembre, secondo le varietà. A una temperatura compresa tra -0,5 °C e un grado si conservano per 3-4 settimane.