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 2003  settembre 24 Mercoledì calendario

La tecnica è antichissima, ma la scoperta è dei nostri giorni: studiando le basi biologiche dell’agopuntura, un’équipe dell’ospedale San Raffaele di Milano ha verificato l’efficacia degli aghi contro il dolore utilizzando la tomografia a emissioni di positroni (Pet) per rilevare gli stati funzionali del cervello

La tecnica è antichissima, ma la scoperta è dei nostri giorni: studiando le basi biologiche dell’agopuntura, un’équipe dell’ospedale San Raffaele di Milano ha verificato l’efficacia degli aghi contro il dolore utilizzando la tomografia a emissioni di positroni (Pet) per rilevare gli stati funzionali del cervello. In sostanza, stimolando alcune parti del corpo venivano attivate zone del cervello in grado di bloccare la trasmissione del dolore. Stimolando altri punti, queste ”attivazioni” non si verificavano. Sempre al San Raffaele, è stata scoperta l’efficacia dell’agopuntura per ridurre il disagio dei pazienti che si sottopongono a colonscopia. Ancora: uno studio del Centro Cefalee di Torino ha confrontato l’agopuntura con la flunarizina, farmaco contro l’emicrania, scoprendo che nei primi quattro mesi di trattamento gli aghi funzionano meglio delle pillole. E infine, uscendo dall’Italia: il dottor Ji-Sheng Han, direttore del Centro di ricerche sulle neuroscienze all’Università di Pechino, avrebbe scoperto una correlazione tra l’agopuntura e gli effetti sul nostro stato di salute. Il dottor Han ha trattato con tecniche di agopuntura dei topi che erano stati privati di molti neuroni della dopamina, in modo da simulare il morbo di Parkinson. Lo scienziato ha potuto verificare la presenza di una maggiore quantità di RNA, responsabile della costruzione di un fattore di crescita nervoso che aiuta a rigenerare i neuroni di dopamina. Ma non solo. I geni potrebbero anche spiegare perché l’agopuntura a volte non funziona. «Esattamente come per i normali farmaci», dice Han, «ci sono persone che rispondono al trattamento e altre no, a seconda del loro corredo genetico». Insomma, sono passati oltre duemila anni dalle sue prime applicazioni, ma l’agopuntura risulta ancora efficace. L’Occidente entrò in contatto con la medicina tradizionale cinese fin dall’antichità, ma la vera diffusione è iniziata soltanto a partire dagli anni ’70, per poi entrare nel novero delle terapie riconosciute dagli organi nazionali e internazionali di Sanità solo tra gli anni ’80 e ’90. «Nonostante ciò», dichiara Carlo Maria Giovanardi, presidente della Federazione Italiana delle Società di Agopuntura (F.I.S.A., che riunisce 2.600 agopuntori a livello nazionale), «alla medicina occidentale sfugge ancora tutto delle teorie della medicina tradizionale cinese. D’altronde il suo linguaggio è diverso, si rifà a concetti espressi 2000-2500 anni fa». Un agopuntore cinese vi spiegherà che l’agopuntura è una tecnica per manipolare il ”Qi”, l’energia vitale del corpo, in modo da equilibrare le forze contrapposte di Yin e Yang. Quando Yin e Yang sono in armonia, il Qi fluisce attraverso i canali di scorrimento (i cosiddetti ”meridiani”) e lo stato di salute viene mantenuto, ma quando il Qi è bloccato, ci si ammala. Inserire degli aghi in alcuni punti lungo i meridiani serve a sbloccare il flusso del Qi e a ristabilire lo stato di salute. Un medico occidentale vi spiegherà la cosa diversamente. Inserendo gli aghi in alcuni punti dell’epidermide viene stimolato il sistema nervoso, che rilascia sostanze - le endorfine in primo luogo - in grado di bloccare i segnali di trasmissione del dolore. Il primo a fornire una spiegazione scientifica di come funziona l’agopuntura fu, nel 1976, Bruce Pomeranz, un neuroscieziato dell’Università di Toronto (Ontario), che scoprì come questa agisca da analgesico. Trovò che i topi erano in grado di tollerare meglio il dolore dopo l’agopuntura; questo perché quando l’ago viene inserito in un particolare punto dell’epidermide stimola delle fibre nervose che a loro volta inviano impulsi al ”mid-brain” e all’ipotalamo. qui che vengono rilasciate sostanze capaci di bloccare il dolore. Venticinque anni dopo la scoperta di Pomeranz, oltre duemila esperimenti supportano la ”teoria dell’endorfina”. Sono 18 milioni gli italiani che nel 2002 (dati Istat) hanno fatto uso di pratiche di medicina non convenzionale (dall’omeopatia ai massaggi Shiatsu) e di questi oltre il 10 per cento (quasi 2 milioni) si è rivolto a un agopuntore, spesso per un rifiuto della medicina ufficiale, percepita come ”fredda e distante” (dati Abacus, gennaio 2003). Eppure, già nel 1979 l’OMS pubblicava un elenco di 40 disturbi curabili con l’agopuntura; ma a promuoverla a ”terapia efficace”, nel novembre del 1997, ci ha pensato un comitato di esperti dei National Institutes of Health (NIH), l’organizzazione federale americana della sanità. «Vi sono prove che il trattamento con l’agopuntura è efficace per la nausea postoperatoria, la nausea e il vomito da chemioterapia, la nausea in gravidanza e i dolori dentali postoperatori», scriveva il comitato di esperti, sottolineando anche la quasi totale assenza di effetti collaterali. E proseguiva: «L’esperienza clinica suggerisce che l’agopuntura possa essere un’opzione ragionevole per numerose condizioni cliniche. Degli esempi sono il dolore postoperatorio e il dolore lombare. Esistono situazioni come dipendenza, cefalea, crampi mestruali, gomito del tennista, fibromialgia, osteoartrite, sindrome del tunnel carpale e asma nelle quali l’agopuntura può essere utile come trattamento aggiuntivo o alternativo». E in Italia? «Da noi è riconosciuta come atto medico fin dal 1982», spiega Di Stanislao, «sono abilitati a esercitarla solo i laureati in medicina e chirurgia». Dal 1990 l’agopuntura può essere praticata all’interno di qualsiasi Asl che si sia attivata per l’apertura di questo servizio. «Curiamo dolori reumatici e neurologici», spiega Di Stanislao, «con una percentuale di successo che si aggira intorno al 75%. Un numero crescente di pazienti si è rivolto a noi per curare riniti allergiche e patologie dermatologiche. Inoltre sta crescendo l’uso dell’agopuntura come terapia in grado di migliorare la qualità della vita dei malati di tumore». A oggi, comunque, le ricerche e gli studi scientifici non sono ancora riusciti a validare appieno questa pratica medica, producendo risultati discordanti. Alcuni studi clinici dimostrano che l’agopuntura è efficace nell’alleviare dolori cronici e acuti, per esempio nelle forme di emicrania (Acupuncture for idiopathic headache, Cochrane Database of Systematic Reviews), altre ricerche dimostrano il contrario (Acupuncture for low back pain, Cochrane Database of Systematic Reviews). Perché? «I meridiani erano uno strumento per spiegare l’agopuntura prima che capissimo come funziona il sistema nervoso. Ma ora stiamo scoprendo nuovi percorsi neuronali che non eravamo in grado di visualizzare», spiega Zang-Hee Cho, radiologo alla University of California di Irvine, il quale ha dimostrato che stimolando un punto di agopuntura nel mignolo del piede (utilizzato in Cina per curare disordini della vista) viene attivata nel cervello la regione della corteccia visiva. In un altro studio Cho ha scoperto che esiste una relazione tra i punti di agopuntura nell’orecchio e la corteccia uditiva. Le sue più recenti ricerche hanno dimostrato che gli aghi introdotti nei piedi trasmettono segnali in grado di raggiungere nel cervello il talamo, il giro cingolato e altre regioni connesse alla zona podalica. Dopo 2500 anni, forse, per l’Occidente è arrivato il momento di cominciare a ricredersi. Arianna Dagnino