di Simona Lambertini a cura di Isabella Vergara Macchina del Tempo, ottobre 2003 (n.10), 24 settembre 2003
Da novembre a marzo l’orso bruno (Ursus arctos) cade in un sonno profondo: il battito cardiaco rallenta, il ritmo del respiro diminuisce e l’animale consuma lentamente le scorte di grasso che ha accumulato nel corso dell’autunno
Da novembre a marzo l’orso bruno (Ursus arctos) cade in un sonno profondo: il battito cardiaco rallenta, il ritmo del respiro diminuisce e l’animale consuma lentamente le scorte di grasso che ha accumulato nel corso dell’autunno. Ma non si tratta di un vero e proprio letargo: la temperatura corporea non si riduce che di cinque gradi, quindi anche d’inverno, nelle giornate più calde, l’orso può uscire dalla sua tana per brevi passeggiate. In realtà questo succede raramente, l’orso infatti non si muove nemmeno per fare i propri bisogni. Il suo organismo è in grado di riciclare i rifiuti: i composti azotati che costituiscono l’urina vengono trasformati in sostanze fondamentali alla sopravvivenza durante il lungo periodo di inattività nella tana. L’orso polare (nella foto), invece, è attivo tutto l’inverno, a eccezione delle femmine incinte che scavano tane in cui riposare e partorire. Così gli orsacchiotti, alla nascita, ciechi e indifesi, troveranno un ambiente protetto dove vivere finché non saranno in grado di uscire dalla tana con la madre.