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 2003  settembre 24 Mercoledì calendario

Quando un animale va in letargo i suoi ritmi corporei diventano più lenti: il battito cardiaco si fa debole, il respiro rallenta e non c’è quasi urina

Quando un animale va in letargo i suoi ritmi corporei diventano più lenti: il battito cardiaco si fa debole, il respiro rallenta e non c’è quasi urina. In alcuni animali (ghiro e marmotta alpina ad esempio), la temperatura del corpo cala e si stabilizza a un valore superiore di circa 1 °C rispetto a quella ambientale (tra i 5- 20 °C). Ma sotto i 5 gradi l’animale si sveglia per non morire assiderato. Tutto questo è possibile grazie a termorecettori distribuiti sulla pelle, nelle vene e lungo la spina dorsale, che registrano le variazioni di temperatura e le trasmettono all’ipotalamo: un vero e proprio termostato nel cervello. Molte sono le variazioni fisiologiche che accompagnano il letargo: ad esempio, scompare la ”protrombina”, proteina implicata nella coagulazione del sangue. Gli animali in letargo non sono coscienti e svegliarli è quasi impossibile. Eppure al cervello arriva sangue e il sistema nervoso rimane funzionale. Questo consente alle marmotte di svegliarsi ogni 20 giorni per fare pipì e ai pipistrelli di cambiare rifugio se la temperatura scende troppo. Esistono diversi tipi di ”sonno” invernale. Si parla di ibernazione quando a fasi di torpore, nelle quali la temperatura del corpo scende anche di 30 °C, si alternano brevi risvegli: è una strategia tipica dei mammiferi di medie dimensioni. Il letargo sarebbe invece letale per i piccoli animali come il toporagno che, con un’ampia superficie del corpo rispetto alla massa, disperdono molto calore. D’altra parte, al risveglio sarebbero necessarie risorse enormi per riportare il metabolismo di un corpo di grossa taglia alle normali condizioni di funzionamento. Così l’orso, il tasso dormono tutto l’inverno ma le loro funzioni non subiscono un calo drastico e per questo il loro sonno può essere intervallato da brevi soste nelle giornate più calde per rifocillarsi o fare i propri bisogni. Sembra che in autunno la diminuzione delle ore di luce faccia scattare negli ibernanti un meccanismo neuro-endocrino che li spinge a prepararsi per il letargo. Marmotta, ghiro e orso cominciano a sbocconcellare cibo a più non posso facendosi una notevole scorta di grasso sotto la pelle, in particolare, il cosiddetto ”grasso bruno”: si tratta di un tipo di grasso che brucia velocemente producendo calore. Si trova anche nell’uomo, ma solo nelle prime settimane di vita: intorno alla scapole, protegge il neonato dal freddo fino a che il sistema di termoregolazione non va a pieno regime.