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 2003  settembre 24 Mercoledì calendario

La ricchezza dell’Europa è la sua diversità, la pluralità di lingue, di culture, di stili di vita, di tradizioni che la compongono

La ricchezza dell’Europa è la sua diversità, la pluralità di lingue, di culture, di stili di vita, di tradizioni che la compongono. Il problema attuale dell’Europa è come conciliare l’unità con la diversità. Ebbene, l’unità non si può fondare sulla diversità, bensì, al contrario, si può valorizzare la diversità solo se, a fondamento, c’è un’unità di riferimento, una radice comune condivisa. L’Europa non la si può costruire sul mercato, sul denaro. L’autentica radice dell’unità europea non può che essere l’eredità etica, culturale e civile del cristianesimo. L’Europa nasce cristiana e si sviluppa in quanto cristiana. La tradizione classica, greca e romana, così come l’eredità ebraica, giungono in Europa attraverso l’assimilazione e la decantazione del cristianesimo, e prossimamente una Turchia islamica potrà far parte dell’Europa con radici coerentemente cristiane proprio perché il concetto di libertà religiosa è un concetto cristiano, mentre se l’Europa avesse radici coerentemente islamiche nessuno Stato cristiano vi sarebbe ammesso. Riconoscere nella Costituzione europea le radici cristiane non è fare opera confessionale, essendo ormai definitivamente accertata la distinzione (che non significa separazione) della sfera religiosa dalla sfera civile: si tratta, semplicemente, di dare un fondamento stabile alla società europea. Come scrive Giovanni Paolo II nella recente esortazione apostolica Ecclesia in Europa, «perché l’Europa possa essere edificata su solide basi, è necessario far leva sui valori autentici, che hanno il loro fondamento nella legge morale universale, inscritta nel cuore di ogni uomo». Il punto è proprio questo: l’ordinamento di una società civile degna dell’uomo deve essere in sintonia con la legge naturale che, pur essendo inscritta in tutte le coscienze, non sempre è di facile e sicura lettura. Per darne conferma si è resa necessaria la Rivelazione di Dio all’umanità: i dieci comandamenti, infatti, non sono altro che l’esplicitazione della legge naturale, e sono stati affidati dapprima al popolo ebraico e, da circa 2000 anni, all’interpretazione della Chiesa. Ecco perché Giovanni Paolo II può esortare l’Europa a riscoprire le sue radici. Perché «l’Europa fonda la sua vita sociale sui princìpi tratti dal Vangelo e se ne scorgono le tracce dentro le arti, la letteratura, il pensiero e la cultura delle sue nazioni. Ma questa eredità non appartiene soltanto al passato; essa è un progetto per l’avvenire da trasmettere alle generazioni future, poiché è la matrice della vita delle persone e dei popoli che hanno forgiato insieme il Continente europeo». Cesare Cavalleri (Direttore di Studi cattolici)