Antonio Armano Macchina del Tempo, ottobre 2003 (n.10), 24 settembre 2003
Le radici comuni del vecchio continente «L’identità europea è incomprensibile senza il cristianesimo; proprio in esso si ritrovano quelle radici comuni dalle quali è maturata la civiltà del Vecchio Continente, la sua cultura, il suo dinamismo, la sua intraprendenza, la sua capacità di espansione costruttiva anche negli altri continenti; in una parola, tutto ciò che costituisce la sua gloria (
Le radici comuni del vecchio continente «L’identità europea è incomprensibile senza il cristianesimo; proprio in esso si ritrovano quelle radici comuni dalle quali è maturata la civiltà del Vecchio Continente, la sua cultura, il suo dinamismo, la sua intraprendenza, la sua capacità di espansione costruttiva anche negli altri continenti; in una parola, tutto ciò che costituisce la sua gloria (...) Se l’Europa tornerà ad agire con il dovuto riconoscimento e rispetto di Dio, sul quale si fonda ogni diritto e ogni giustizia; se l’Europa aprirà di nuovo le porte a Cristo e non avrà paura di aprire alla sua salvatrice potestà i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi della cultura, della civiltà, dello sviluppo, il suo futuro non rimarrà dominato dall’incertezza e dal timore, ma si aprirà a una nuova stagione di vita, sia interna che esteriore, benefica e determinante per il mondo intero». (9 settembre 1982, Santiago di Compostella). contro il relativismo dell’uomo sazio «In questo momento storico nel quale è in atto un importante processo di riunificazione dell’Europa attraverso l’allargamento dell’Unione Europea ad altri Paesi, la Chiesa osserva con uno sguardo pieno di amore questo continente. Accanto a tante luci, non mancano alcune ombre. (...) A una diffusa frammentazione dell’esistenza si uniscono non di rado il diffondersi dell’individualismo e un crescente affievolirsi della solidarietà interpersonale. Si assiste come a una perdita della speranza, alla cui radice sta il tentativo di far prevalere un’antropologia senza Dio e senza Cristo. Paradossalmente, la culla dei diritti umani rischia così di smarrirne il fondamento, eroso dal relativismo e dall’utilitarismo». «La cultura europea dà l’impressione di un’apostasia silenziosa da parte dell’uomo sazio, che vive come se Dio non esistesse. L’urgenza allora più grande che attraversa l’Europa, a Est come a Ovest, consiste in un accresciuto bisogno di speranza, così da poter dare senso alla vita e alla storia e camminare insieme». (15 luglio 2003, Castelgandolfo)