Varie, 24 settembre 2003
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Carlos IlichRamirezSanchez
• Caracas (Venezuela) 12 ottobre 1949. Ex terrorista, col nome d’arte di Carlos • «Lo chiamavano ”Sciacallo”, superfluo domandarne la ragione. Nel carcere francese dove sembra essersi arenata la sua rotta di terrorista internazionale comprato e venduto, ha scritto L’Islam révolutionnaire, Editions du Rocher, Parigi. Quando ideava gli attentati, non si fidava di nessuno [...] Di famiglia venezuelano-rivoluzionaria, visto che a Caracas e dintorni la rivoluzione era un’utopia, emigrò a Mosca dove frequentò l’università Patrice Lumumba per poi venirne espulso. Era il tempo in cui l’ombra del Kgb ”flottait partout”, ricorda Carlos senza disagio ma lui, più che in quell’ombra, si tuffò nei petrodollari. Cominciò così la carriera di un ambasciatore del terrore. Il capolavoro, se così si può chiamare, il 21 dicembre 1975, una domenica. A Vienna sono riuniti gli undici ministri dell’Opec, l’organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio. Sei terroristi arabi fanno irruzione durante la discussione sul prezzo del greggio: 2 i morti e 70 gli ostaggi fra cui il ministro saudita, lo sceicco Zhaki Yamani. Il commando viene circondato, ma c’è il rischio di un bagno di sangue, così i terroristi ottengono un aereo che, 48 ore più tardi, li porta ad Algeri. Quello che dava gli ordini, se ne avrà più tardi conferma, era Carlos. ”Mi ero convertito all’Islam alla vigilia del mio ventiseiesimo compleanno, ai primi di ottobre del 1975”, racconta ora. ”Pare ieri, in un campo di addestramento yemenita del FPLP (il fronte popolare), presso Ja’ar nel governatorato di Abyan. Mi ero preparato a questo passaggio insieme con i combattenti arabi che dovevo guidare, poco dopo, in un raid assai percoloso nell’Africa orientale. Erano tutti musulmani e mi avevano chiesto di diventare uno di loro, di dividere la loro fede perché, in caso di bisogno, potessi guidarli io stesso in paradiso”. Vent’anni di latitanza, un inafferrabile, ma a questo mondo tutto ha un prezzo e il suo fu pagato dalla Francia al Sudan, nel 1994. La galera non gli ha fatto cambiare una radicale posizione anti-Usa. ”La pax americana equivale alla terza guerra mondiale”» (Vincenzo Tessandori, ”La Stampa” 24/9/2003) • «[...] Papà si chiama José Altagrada Ramirez ed è un noto avvocato venezuelano. Secondo alcuni è milionario, secondo altri semplicemente agiato, ma di sicuro disprezza la propria classe, quale che sia, e stravede per le classi disgraziate: suo padre era un ribelle, suo nonno un guerrigliero e lui battezza i propri figli maschi Ilich, Lenin e Vladimir come in una storia di Don Camillo e Peppone. Ilich e Lenin studiano all’università Patrice Lumumba di Mosca e nell’autunno del 1968 sono tra gli studenti stranieri che si scontrano con la milizia del Kgb durante le manifestazioni antiscià davanti all’ambasciata iraniana. Ilich è arrestato e ciò gli conferisce un’aura di combattente senza paura. Segue l’espulsione per estremismo di sinistra dal partito. Ciò aggiunge all’aura un’aureola. Ma siamo a Mosca. Siamo in Urss. Cioè nel regno stesso della ”disinformazia” e delle leggende o storie di copertura a protezione degli agenti in missione. Per quel che ne sappiamo manifestazione, arresto ed espulsione di Ilich potrebbero essere sortilegi del Kgb, che dal giovane venezuelano forse si ripromette grandi cose in futuro, magari all’estero, per esempio nell’inferno etnico e religioso di Beirut, Libano, dove il nostro eroe si trasferisce nel luglio 1970. Una volta in Libano Ilich aderisce all’Fplp, il Fronte popolare per la liberazione della Palestina del marxleninista George Habbash, un rivale di Yasser Arafat. Passano poche settimane e nel settembre 1970 l’Fplp dirotta in poche ore ben tre aerei: un Dc8 Swissair in volo da Zurigo a New York e due Boeing 707, uno Twa e l’altro El Al, entrambi in volo per New York. cominciato il Grande Gioco del terrorismo internazionale. Ma ce n’est q’un debut, come dicono gli studenti enragés di Parigi, tra i quali Ilich presto cercherà di confondersi. Carlos è ovunque. lui l’anima della festa. Guida nel 1975 il nucleo di terroristi arabi e tedeschi che sequestrano i rappresentanti dei principali Paesi produttori di petrolio nella sede dell’Opec di Vienna. Fa saltare in aria tre giornali parigini, lo intrappolano in un appartamento del Quartiere latino. Lui riesce a filarsela dopo aver ucciso tre agenti e anche il maramaldo che l’ha venduto alla Sureté: quella volta si apre la strada a colpi di pistola, ”una Tokarev 7,62”, come puntualizza poi in un’intervista, da quel fanatico delle armi che è. Strano perché di solito Carlos nsa un fucile d’assalto. Si chiama Ak 47 [...] o kalashnikov ”ha calcio e impugnatura in legno biondo scuro su cui sono fissate due strutture in metallo grigio opaco. Spara cartucce da 7,62 millimetri con un nucleo d’acciao perforante. Queste vengono espulse a una velocità di circa 700 metri al secondo o 2.520 chilometri l’ora. Viene fabbricato in Urss e in molti altri Paesi del blocco sovietico. A distanza ravvicinata può letteralmente segare un uomo in due”. un fucile d’assalto, dunque, ma non è un fucile qualunque, è piuttosto una bandiera, anzi è un fantasma. Infesta le case stregate dell’alta politica e negli Anni Settanta del nostro secolo ha una missione: diffondere il terrore. [...]» (Diego Gabutti, ”Specchio” 7/8/1999).