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 2003  settembre 23 Martedì calendario

Biografia di Bob Morse

• Nato nel Maryland (Stati Uniti) il 4 gennaio 1951. Giocatore di basket. «Al di qua dell’Atlantico era e resta una leggenda: terzo cannoniere ogni epoca della serie A, dopo Riva e Oscar che però, rispetto a lui, hanno sfruttato di più il tiro da tre punti» (Flavio Vanetti, ”Corriere della Sera” 5/1/2001). «[...] lo chiamavano ”Bob Mitraglia” [...] ”Quando lasciai nel 1986 volli tornare in America. Facevo lo scout per Varese e Reggio Emilia e mi misi ad allenare: vice sulla panchina della George Mason University. Non mi trovai bene, non era nel mio carattere. Durai un anno”. Ma erano ancora i tempi in cui il basket l’aveva nel sangue: ”Normale, avevo smesso da poco. Fui contattato dalla Wbl,una Lega che voleva interagire con l’Europa e ammetteva giocatori al massimo di 1.96. Erano idee interessanti, il gioco fatto dai ’piccoli’ era spettacolare e veloce. Una bella esperienza, in molte cose abbiamo preceduto la Nba”. Ma la Lega andò a rotoli e lui nel ’92 decise di tornare in Italia: ”Mi stabilii a Roma. Per un anno feci il telecronista per Tele Montecarlo, ma non era facile. A volte commentavamo le partite da un monitor minuscolo. Poi entrai in una società che aveva rapporti anche con la Nba per il 3 contro 3. Bella cosa”. Ma nel ’96, dopo 18 anni d’Italia, arrivò il definitivo rientro negli Usa. [...] Tornò a scuola, come promesso tante volte quando aveva contribuito a rendere grande la Ignis e poi la Mobilgirgi. Allora pensava a medicina e veterinaria. ”Quelle facoltà sono rimaste un bel sogno, invece andai a Fairfax, vicino a Washington, e mi iscrissi a un Master di Economia alla Mason University. Per 3 anni, per mantenermi agli studi, ho lavorato in un negozio di argenteria e cristalli. Poi, nel 2000, ho accettato l’impiego alla Accenture, una società di consulenza informatica vicino a Washington. Ma neppure quello era ciò che volevo fare. Per divertimento mi ero messo anche a insegnare italiano a persone che volevanoviaggiare per turismo nel vostro Paese. Mi dava una tremenda soddisfazione, ma sapevo che per farlo seriamente mi sarei dovuto migliorare. [...]”. ”Mano di Velluto” [...] L’Italia gli è rimasta nel cuore, anche se nel cuore c’era entrata casualmente: ”Sapevo che non volevo fare la vita della Nba, che di andare a Buffalo, dove mi avevano scelto i Braves che prima di me avevano preso anche McAdoo, non ne avevo alcuna voglia. C’erano in ballo la Francia, la Spagna e l’Italia. Nikolic mi volle a tutti i costi. E mi mise in concorrenza con Raga, allora un autentico mito. In allenamento ci faceva fare gli 1 contro 1. Fu così che mi conquistai il posto in campionato [...] prendevo palla e tiravo. Però sapevo muovermi: riuscivo a trovarmi nel posto giusto al momento giusto” [...] un giorno segnò 62 punti in una gara si schermisce [...]» (Massimo Lopes Pegna, ”La Gazzetta dello Sport” 24/9/2005).