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 2003  settembre 23 Martedì calendario

Moreno Byron

• Quito (Ecuador) 23 novembre 1969. L’arbitro che ai mondiali del 2002 eliminò con la sua scandalosa direzione di gara l’Italia dai mondiali di calcio, facendola perdere al golden goal contro i padroni di casa della Corea del Sud. Il 20 settembre 2010 fu arrestato all’aeroporto Jfk di New York: aveva nascosto nelle mutande 10 confezioni di eroina, per un peso complessivo di 6.205 grammi, valore di 400mila dollari • «La telenovela dei “Morenos” comincia quel 18 giugno 2002: Corea del Sud-Italia 2-1. Lui ne combina di tutti i colori: severità totale per gli azzurri, mano larga verso i padroni di casa. Per un Coco ammonito al pronti-via, il secondo “giallo” risparmiato a Kim Tae Yong che sotto i suoi occhi dà uno spintone a Del Piero. Per un rigore (giusto) alla Corea, una simulazione a Totti che viene espulso. Infine, il capolavoro in combutta col guardalinee Rattalino: il golden-gol di Tommasi annullato. L’Italia eliminata chiede giustizia. Moreno è rispedito subito a casa da Blatter e, nel giro di un anno, gli succede quello che a un arbitro normale accadrebbe in 200: 1) Viene cancellato direttamente da Blatter dagli “internazionali””, minaccia di rivolgersi alla corte costituzionale; 2) Riceve 20 turni di sospensione in Ecuador per tutti gli errori commessi in Deportivo Quito-Guayaquil (tra cui 2 rigori inesistenti, un litigio col guardalinee, un paio di decisioni capovolte e il falso nel referto). Appena rientra, arbitra un’altra partita ed è immediatamente ri-squalificato per “arbitraggio insufficiente”. Proseguiamo? 3) Si presenta alle elezioni per il consiglio comunale di Quito col partito di destra (del più grande produttore di banane del mondo): pretende d’assistere allo spoglio ma prende 3mila voti meno del necessario; 4) La federcalcio lo designa (di nascosto) per l’amichevole Ecuador-Estonia, salvo poi cancellare il suo nome a poche ore dal fischio d’inizio in seguito a telefonata furiosa dalla Fifa; 5) Partecipa a uno (“Stupido”) programma tv in Italia [...] 6) [...] è espulso dall’associazione arbitri di Quito» (Fabio Licari, “La Gazzetta dello Sport” 22/6/2004) • «Corre a stento. E più che correre arranca. Però sa andare al sodo. […] È un rotondetto trentaduenne di Quito in Ecuador, ha almeno una quindicina di chili di troppo, però il suo curriculum pare sia di quelli giusti. Così giurano i padroni del calcio internazionale. Il chiacchieratissimo Joseph Blatter, il capo niente meno che della Fifa, guida la schiera degli estimatori: “È il numero due del Sudamerica”. A stare dietro ai giocatori il signor Byron Moreno fa molta fatica. Che cosa importa se un arbitro ha la pancia e la ciccia? Che cosa importa se tu giochi in una zona del campo e l’arbitro arriva quando la palla è già andata indietro o avanti o a destra o a sinistra e lui non la vede più? Arbitro arruolato. Arbitro mondiale. […] “Il mio sogno è arbitrare un mondiale. Con l’aiuto di Dio spero di farcela e di tenere alto il nome del mio Paese. Noi arbitri dell’Ecuador commettiamo errori però stiamo crescendo”. Il più giovane dei fischietti mondiali, si presenta per la sfida dell’Italia con la Corea con la fama di uomo “duro”, onesto, che non sta a guardare in faccia se si gioca in Corea oppure no, se si gioca in uno stadio che è una bolgia. “Noi siamo abituati a queste situazioni. Noi in Sudamerica siamo abituati a proteste e insulti”. […] L’Italia aveva alzato la voce dopo che con Croazia e Messico si era vista annullare quattro gol. C’erano volute due ore di discussione per designare il direttore di Corea-Italia. E dunque è toccato al Moreno di Quito, un commerciante che ha due figli piccoli e al quale piace essere soprannominato il “Collina” del Sudamerica. Sembra quasi che questo arbitro grassottello e fuori posto riesca a portare a casa un giudizio quasi decoroso. Il rigore che assegna alla Corea c’è, fallo di Panucci anche se non grave. Ma il bello deve venire. E viene. I sicari sanno colpire al momento giusto. E il momento giusto è quando l’Italia è alle corde per la fatica. Totti entra in area della Corea, cade, spinto. Lui, lontano un miglio dall’azione, punta l’indice. Rigore? Macché. Cartellino rosso: fuori Totti. È il 12’ del primo tempo supplementare. Il colpo di grazia al quinto minuto del secondo tempo supplementare. Vieri dà la palla a Tommasi che va ed è solo. Lo stadio si ammutolisce, la panchina azzurra scatta in piedi. Attenzione c’è Jorge. Oltre a Moreno, c’è Jorge Rattalino, il guardalinee che presidia la fascia sotto la tribuna vip. Jorge alza la bandierina gialla. Fuorigioco. Moreno fischia e ringrazia il suo collaboratore. Trapattoni molla pugni sulla panchina. Jorge Rattalino viene da Buenos Aires, commercia prodotti chimici. Ci ha rifilato una bella dose di veleno. La Corea segna. La Corea vince. La Corea esplode di feste. “Vergogna” protestano i nostri. Siamo fuori» (Fabio Cavalera, “Corriere della Sera” 19/6/2002).