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 2003  settembre 23 Martedì calendario

Mitri Tiberio

• Trieste 12 luglio 1926, Roma 12 febbraio 2001. Pugile • «Era ancora buio. La sagoma di quel vecchio in piedi sui binari, che calpestava il pietrisco e le traversine si avvicinava sempre di più. Quel senza-speranza, che un tempo veniva chiamato la “Tigre di Trieste”, stava andando incontro alla morte lasciando impotente e sgomento il macchinista del Roma-Civitavecchia. Ci ha provato a frenare, ci ha provato ad azionare quel segnale acustico. Nulla da fare, era scritto che accadesse. Era venuto il suo tempo, forse cercato, forse voluto: Tiberio Mitri camminava lento quando il locomotore l’ha preso in pieno, all’altezza del ponte di Porta Maggiore. “Ho suonato il segnale acustico, poi ho azionato il freno ma lui non ha accennato a spostarsi, continuava a camminare come se non ci fosse stato nulla attorno, come se fosse assente”, dirà poi il macchinista affranto. Tiberio Mitri era stato un grande, un mito. Campione italiano nel ‘48-’49, campione europeo dei pesi medi, titolo che aveva conquistato nel 1949 a Bruxelles battendo il belga Cyrille Delannoit, aveva sfidato nel luglio 1950, al Madison Square Garden di New York, Jake La Motta, Toro Scatenato, per il titolo mondiale. E aveva perso, ai punti, resistendo per quindici riprese. Aveva 24 anni e certe volte la vita può anche aver dato tutto a 24 anni. Tiberio Mitri lo aveva capito, lui che incarnava il successo nell’Italia che usciva dalle ferite della Guerra, sapeva che quell’occasione, quella sfida che avrebbe dovuto vincere - perché decisa dalla mafia del pugilato - e che perse non si sarebbe ripresentata un’altra volta. “Presi talmente tanti pugni che alla fine mi sentii improvvisamente vecchio”, confiderà agli amici, negli anni a seguire. Certo, dopo aver incassato i colpi di Toro Scatenato tornò a essere un’altra volta campione d’Europa, ma quel primato fu effimero, non riuscì a far dimenticare la sconfitta. Aveva perso ma non si sentiva uno sconfitto. Era stato un uomo vero, Tiberio Mitri, con le sue passioni, i suoi tormenti e i suoi vizi. Ora diranno che il bilancio della sua vita è una sconfitta dietro l’altra, e ricorderanno la separazione dalla moglie, il nuovo matrimonio, la tragica morte dei due figli, uno per overdose l’altra per Aids, il carcere per droga, l’alcolismo, la malattia e la povertà. Ma come considerare i successi del Campione, i 101 match con le 88 vittorie (e solo sei sconfitte) portate a casa? È stata la sua vita, più che solo la boxe, a fare di Tiberio Mitri un mito, un eroe. Non un santo. Si racconta che la sua carriera sul ring cominciò all’età di 13 anni, falsificando un documento. Una vita sul ring non è stata sufficiente a deformargli la faccia. Occhi azzurri, biondo, un bel ragazzo. Dopo il ring, il set. Una decina di film, ruoli secondari accanto ad attori straordinari: fu nel cast di La Grande Guerra, con Vittorio Gassman e Alberto Sordi. [...] Il suo cruccio più grosso era stato quello di non aver mai pensato al futuro: “Oggi mi è rimasto soltanto il pensiero di quel passato felice”. Mezzo secolo fa, Trieste, la sua città. Era il 1948, e lei aveva soltanto diciassette anni: Fulvia Franco era bellissima e i suoi amici la convinsero a partecipare a quell’edizione di Miss Italia che si svolgeva a Stresa. Quando arrivò il momento della premiazione, la scelta fu sofferta: Trieste era ancora sotto amministrazione degli alleati e c’era il rischio di creare incidenti se la corona di Miss Italia fosse stata di una triestina. Ma lei, Fulvia Franco, era la più bella. Il presidente della giuria, Totò, e la maggioranza dei giurati non si fecero condizionare e fu il suo trionfo. Fulvia Franco divenne moglie di Tiberio Mitri e fu la coppia ideale degli italiani: “Io rappresentavo la forza - riconoscerà Tiberio - lei la bellezza”. Le porte del cinema si spalancarono: Fulvia Franco era bellissima e anche ambiziosa. Fu lei che costrinse Tiberio Mitri al match con Toro Scatenato, fu lei che lo portò alla sconfitta. Dal loro matrimonio nacque Alessandro, che poi morì di overdose. Dal secondo matrimonio, il Campione ebbe Tiberia, sfortunata anche lei, morta di Aids. Gli anni ‘50 e ‘60 furono gli anni del cinema, per Tiberio Mitri. Girò diciotto pellicole: da Ben Hur a Diabolik, fino a Pugili del 1995. L’ex pugile ha scritto anche due libri autobiografici e ha ispirato le sceneggiature di diversi film. L’attore regista Lino Capolicchio ricorda: “Rimasi affascinato da quell’esistenza disgraziata, da quella parabola di fragilità umana perché Mitri, come tutti i boxeur, era forte fisicamente ma estremamente vulnerabile psicologicamente e ciò lo esponeva ai dolori della vita”. Tiberio Mitri finì in carcere per cocaina. Fu arrestato il 25 luglio del 1980 per 25 grammi di cocaina. All’epoca viveva in un camping a Firenze e fu condannato a un anno e quattro mesi di reclusione. [...] A chi gli chiedeva un bilancio della vita, Tiberio Mitri ripeteva: “Credevo che bisognasse vivere il momento...”» (Guido Ruotolo, “La Stampa” 13/2/2001).