Marco Pastonesi, ཿLa Gazzetta dello Sport 21/9/2003;, 21 settembre 2003
"Giro d’Italia. Lucillo Lievore, gregario, vicentino di Breganze, evase dal gruppo. Fu il gruppo a lasciarlo andare
"Giro d’Italia. Lucillo Lievore, gregario, vicentino di Breganze, evase dal gruppo. Fu il gruppo a lasciarlo andare. Guadagnò 17 minuti di vantaggio e allora, in moto, lo raggiungemmo, e cominciammo a dialogare. Un dialogo fra me e lui, talvolta anche fra me e la sua ombra. C’era qualcosa di irreale, quel giorno. Forse Lievore, gregario in fuga, o forse quei 17 minuti, un’enormità, o forse il paesaggio, fatto di calanchi e da una terra simile alla pomice. Ogni tanto qualcuno, con gli occhi fuori dalla testa, gridava cose indecifrabili, poi come improvvisamente era apparso, così misteriosamente scompariva. Anche per questo la fuga solitaria di Lievore diventò epica, e metafisica. Aveva il terrore di essere ripreso. Io lo incoraggiavo: ’Non voltarti’, ’Tieni duro’, ’Pensa a casa’. Quei 17 minuti mi sembravano un’eternità: ci sarebbe voluto un elicottero per annullare il distacco. E lui, invece, piangeva: ’Sento che mi prendono’, ripeteva, come se fosse un segno del destino. Ma la cosa più straordinaria è che lui sapeva che, davanti, c’era un altro corridore, più in fuga di lui, e io invece no, lo ignoravo. Alla fine tutto questo mi sembrò una metafora della vita. Cioè che si può lottare anche per arrivare secondi, o terzi, o ultimi, o fuori tempo massimo. Perché il mondo non è fatto di primi, vincitori e vincenti, ma di secondi, terzi, ultimi, di gente che arriva fuori tempo massimo pur sputando sangue" (Sergio Zavoli).