Giancarlo Sturloni Macchina del Tempo, ottobre 2003 (n.10), 20 settembre 2003
Dopo la carrellata di insuccessi pensate che possiamo fare a meno dei topi da laboratorio? No, perché questi roditori sono importanti quasi quanto i ricercatori per l’avanzamento del sapere scientifico
Dopo la carrellata di insuccessi pensate che possiamo fare a meno dei topi da laboratorio? No, perché questi roditori sono importanti quasi quanto i ricercatori per l’avanzamento del sapere scientifico. Ecco qualche esempio passato alla storia: F Cellule staminali embrionali: queste cellule in grado di produrre tutti i tessuti di un organismo (oggi sono una delle maggiori promesse terapeutiche della medicina) sono state isolate solo nel 1998 soprattutto grazie agli studi condotti nel topo fin dal 1981. F Cancro: è nel topo che per la prima volta è stato individuato come la proteina p53, se mutata, innesca lo sviluppo di tumori. Solo successivamente questo meccanismo, alla base dell’oncogenesi, è stato individuato anche nell’uomo. Nel 1992 verrà prodotto anche il primo topo ”knockout” per studiare la funzione della proteina p53. F Immunologia: è nel topo che Peter Gorer nel 1937 descrive per la prima volta il locus H2, oggi noto come MHC locus, alla base dell’immunologia moderna. F Cromosoma X: l’inattivazione di una delle due coppie del cromosoma X presente nelle femmine dei mammiferi viene descritta per la prima volta nel 1961 nel topo. F Terapia genica: gli esperimenti di terapia genica nell’uomo per la cura della Scid (Severe Combined Immunodeficiency Disease) cominciano negli anni Novanta, ma sono il frutto di un lungo lavoro iniziato sul topo già nel 1983.