Claudia Fachinetti Macchina del Tempo, ottobre 2003 (n.10), 20 settembre 2003
Possiamo contribuire anche noi alla salvaguardia del popolo del mare, basta un po’ di attenzione tra i banchi del mercato
Possiamo contribuire anche noi alla salvaguardia del popolo del mare, basta un po’ di attenzione tra i banchi del mercato. Abbiamo preparato un menù ecosostenibile tutto con specie dei nostri mari: Sì A molluschi di allevamento (cozze, vongole e vongole veraci, cappesante e ostriche) o ai cefalopodi nostrani, polpi, seppie e calamari che, pur pescati in quantità, si riproducono velocemente. Abbuffiamoci pure di sogliole, rombi acciughe e sardine. Via libera a saraghi, dentici e orate, spesso di allevamento, basta ricordare però che il pesce di ittiocultura è meno pregiato e deve costare meno. Sì ma... Ad aragoste e astici, specie protette. Preferire i gamberi bianchi a quelli rossi, tipici della costa ligure e meno diffusi. Moderazione con corvine e ombrine, anch’esse specie protette. Limitiamoci poi con tonno e pesce spada, soprattutto se ce lo mostrano a pezzi, perché non sempre vengono rispettate le dimensioni minime imposte dalla legge (circa 6 kg che corrispondono comunque a un individuo giovane). Stesso problema per le Rane pescatrici e le razze che, essendo grandi e piatte, rimangono spesso vittime delle reti anche in giovane età. Da evitare Le cicale di mare, crostacei miti che si fanno prendere anche dai sub meno esperti. Un no assoluto ai datteri di mare, vietati in Italia, anche se in alcuni ristoranti si possono trovare in modo clandestino. Divieto per la Pinna nobilis ormai rara. Rinunciare anche alle patelle, un tempo diffuse sulle nostre coste, ormai al collasso. No allo storione selvatico ormai quasi estinto. E no agli squali tranne il palombo, per il quale però a volte i pescatori tentano di spacciare anche specie protette. Evitate infine leccornie cino-giapponesi di pinna di squalo: il taglio delle pinne di esemplari vivi, ributtati agonizzanti in mare, è una pratica tutt’altro che ecologica.